Una giornata di novembre e l’affaire Avetrana

di Gianni Ferraris

Non c’è sole oggi. Malinconica malinconia. Rumori di fondo dalla strada, ma chi diavolo suona quel clacson così insistentemente? La TV manda notizie sulla Carfagna e su Fini. L’altra TV manda lo scempio dell’intelligenza, l’apoteosi del giornalismo spazzatura, quello da buttare in qualche cloaca: l’affaire Avetrana. Da agosto siamo sommersi da plastici, colpevoli, incolpevoli, violenza carnale su un cadavere detta, smentita, ridetta, rismentita. E sedicenti giornalisti che frugano nei meandri della disinformazione. Manca solo una cosa: Sarah e la sua morte così assurda. Manca solo il rispetto per la cosa più intima che io conosca: il dolore per il lutto. Era un pomeriggio stanco che si trascinava fra un libro che devo leggere e commentare e la Tv accesa. RAIUNO: Avetrana. RAIDUE: Avetrana. Stessi orari, stesse parole, stesso sforzo di capire se alle 14,32 o alle 14, 45 è successo qualcosa. “Ci sono importanti novità”. Poi scopri che l’unica novità è l’assoluta mancanza di novità. Ho spento la TV. Meglio buona musica. Meglio De Andrè e Jannacci.

Perché succede tutto questo? Sembra quasi che qualcuno voglia scippare alle persone la capacità di pensare. La capacità si indignarsi. Perché esattamente questo si ottiene: pensare ad altro, a come si sono svolti i fatti senza porsi il problema della dignità della vita di una persona.  A me interessa sapere che la magistratura e gli inquirenti faranno il loro lavoro. Tutto sommato chi è colpevole e chi non lo è sono affari della giustizia. Mi interesserebbe di più sapere perché la vita umana è considerata così poco. Perché un lavoratore precario che perde quei quattro soldi di stipendio si getta giù da un balcone. Mi interessa sapere come mai sei immigrati stanno giornate intere su una gru solo per essere considerati “persone”. Neppure un piccolo plastico per quella gru. C’è un sottile filo che unisce Sarah al precario che si getta dal balcone. E fra questo e gli immigrati: la considerazione delle persone che viene a mancare. Innocentisti e colpevolisti si stracciano le vesti per dire la loro.  Improbabili commentatori televisivi che si spacciano per psichiatri giudicano senza possibilità di discussione e incasellano i “tipi” psicologici.

No, quel filo unisce vite sbandate o tranciate dallo spettacolo, dal Grande Fratello. L’altra faccia della TV.  “Bene, ora lasciamo le cronache di Avetrana per andare a vedere cosa succede nella casa….”  Quasi fosse ovvio e scontato che ci sia continuità fra le due cose. Me lo vedo lo spettatore tipo “Maledetti assassini…. Chissà se nella casa fanno l’amore chiusi dentro un armadio… Ops, di nuovo RAIDUE: maledetti assassini… Chissà se la zia di Sarah dormiva veramente… Ma scopano ora nella casa?”  e così via. E in qualche programma di approfondimento scopriamo tutto, ma proprio tutto, sulla Carfagna. “Se ne va” “me ne vado” “non me ne vado più” “forse me ne vado” “Se discutiamo discuterò se me ne vado e meno”. Un bel plastico sul viavai dei politici a quando? Aspettiamo fiduciosi il 14, solo allora sapremo se la maggioranza farà cadere la maggioranza. Non è un gioco di parole, se aspettiamo  l’opposizione, stiamo freschi. Anche qui la mancanza di rispetto per le persone è abissale.  Chi ascolta chi? Il “popolo sovrano” è evocato in ogni dibattito, ma qualcuno sa cosa pensa? I sondaggi? Beh, in 59 anni nessuno mai mi ha sondaggiato. E poi, diciamola tutta, chi parla a quelli che i loro sondaggi danno al 40% del “popolo sovrano”? Parlo degli astenuti, sfiancati da tanta idiozia. Questi calpestano anche il lutto per la democrazia. Mentre scrivo ascolto un pezzo antichissimo, quasi archeologia: “la libertà non è star sopra un albero, non è neppure il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione…” Mi spiace Giorgio, ti abbiamo seppellito senza neppure soffrire molto. Tu e la tua folle voglia di cantare di libertà. Che ne sai tu di Avetrana? Che ne sai dei pazzi su una gru? Che ne sai del precario dal balcone? Soprattutto, che ne sai del grande fratello?

Partecipiamo sempre, ogni giorno, senza sosta, aiutati a comprendere se Cosima dormiva o era sveglia. Soprattutto a capire come mai quei dieci imbecilli chiusi in una ricca casa e strapagati per farlo, scopano dentro un armadio.

Della dignità di Sarah, degli immigrati, non ci può fregare meno, la prima è morta, gli altri sono solo immigrati che, come diceva un solerte primo cittadino “procurano un notevole danno economico, la gru non lavora da giorni e costa”.

E va bene, torno al  libro che parla di politica e che, in questa giornata grigia, non ho nessuna voglia di prendere in mano. Anzi, quasi quasi mi rileggo Cyrano.

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