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La maledizione del tempo

 

di Marinella Pozzi

Elio Ria è l’uomo, il poeta che non si stanca mai di indagare nella profondità della sua anima, di interrogarla per tentare di comprendere se stesso e il mondo. Sono poesie dal linguaggio semplice le sue, ma che scavano ed indagano temi complessi, dove le parole inseguono il pensiero e ne disegnano i contorni. I temi si ripetono come per sottolineare la mai completa comprensione degli stessi: il tempo, il mondo nell’apparire quotidiano della vita opposto all’infinito che diventa, invece, il tentativo di fuga da una realtà che imprigiona, che appiattisce, che dona e toglie.

Il tema del tempo, che “annienta il mio presente”, dice il poeta, è quel tempo che pare sfuggirgli di mano, perso nell’istante quasi impercettibile di vita che muore sempre nel passato, e si “prende beffa” della vita stessa. Un tempo che pare imprigionare l’anima che si ritrova sempre rigettata all’indietro a rincorrere ricordi ad ogni passo sempre più sbiaditi: “Vorrei viverlo senza ansia/ sconfinando nella semplicità / di uno spazio senza tempo”. Questo è anche il tempo che gioca con il destino dell’uomo, l’istante che pare in un attimo allungare o abbreviare la sua durata e annientare una vita: ” Un secondo / figlio di un minuto bizzarro, / gli tese l’inganno /Accorciò la durata”. Si scorge il tentativo di fuggire dalla regolarità cadenzata di un flusso che via ogni cosa, il desiderio di poter sospendere questo scorrere, di poter vivere l’istante e renderlo eternamente presente, quasi una battaglia del cuore che cerca di ribellarsi al continuo perdersi degli istanti: “Un momento che non scorre /tutto mio / rubato al tempo / non conoscerà mai /la tomba della memoria”.  Tentativo disperato, del poeta di poter fermare un istante e renderlo eterno, pieno del passato, del presente e del futuro, conservati vivi in un momento rubato. Il tempo che scorre implacabile è in realtà ciò che porta via gli attimi cari e li getta nel passato dove si perdono e si confondono, dove talvolta sono dimenticati o sbiaditi dalla memoria capricciosa che ne perde i contorni. Ancora il  poeta al tempo “ladro” vorrebbe sostituire  il suo tempo “Ho inventato il mio tempo / l’ho sottratto al tempo/un tempo sempre giovane…”   ed è qui  nell’istante divenuto eterno, di un tempo che non è più tempo, perché sottratto dalla continua erosione degli attimi, che egli vorrebbe vivere, là dove il riappropriarsi della totalità dei ricordi che vengono sottratti dallo scandire implacabile degli istanti dona la sensazione di raggiungere l’infinito; altro tema sentito dal poeta, forse risoluzione dell’anima che in esso si sente finalmente libera, giunge a “scoprire il nulla che non c’è / per capire il nulla che c’è” là dove gli opposti si congiungono per far comprendere il tutto e dove il tempo finalmente diventa eternità.

Il tempo diventa anche custode della memoria, delle tradizioni ed allora sembra quasi tinteggiare con nostalgico ma affettuoso calore i caratteri della terra del poeta dove i volti rimangono impressi negli affetti e nei colori del mondo vissuto, di quel mondo del Sud tanto intrisi del passato e delle tradizioni come in “Barbieria” dove “si consumavano le ore perse/con il barbiere / giocoliere dell’equivoco / con la gente / protagonista della commedia” che “vive nella tradizione della memoria” o, ancora nella poesia, “Le donne vestite di nero”: “Nel sud dei colori del sole / il nero impera nei loro cuori”. L’immagine del dolore e del lutto di donne che coltivano la memoria nel colore delle loro vesti e che fanno parte di quel mondo “donne” che “non incantano / ma ammaliano” e sottolineano la memoria di un passato che non si dimentica, che in fondo non cade nell’oblio, ma rimane vivo e palpabile in quell’abito nero che portano e che sembra parlare sempre di ciò che pare perduto ma ancora vivo nel cuore.

La possibilità di governare il flusso inesorabile del tempo diventa quasi bisogno di controllarne la sua corsa come la sua staticità, che talvolta può divenire anche dolorosa quando gli istanti paiono sospendere il loro fluire.

Il poeta tenta la fuga dell’immaginazione, dove in questa fuga dal mondo superficiale dove le anime soffocate non parlano, egli tenta di costruire un mondo alternativo, di libertà infinita, di catene spezzate, di anime ritrovate.

Un mondo alternativo quello ricercato dal poeta, dove ci si può avvolgere nell’abbraccio dell’infinito, dove il cielo può attraversare l’anima e riempirla del senso infinito del mondo, dove l’anima riprende a parlare, dove la semplicità riempie la vita e la rasserena, dove il dolore è escluso e i bambini possono ridere, i pittori riempire di colori il mondo, dove persino la morte, istante in cui il tempo pare fermarsi e gettare un attimo di sgomento per un evento del quale non possiamo avere conoscenza e che quindi intimorisce, spaventa, diviene istante per una vita eterna.

 

 

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