Libri/ Salento il paesaggio della semplicità

«Salento il paesaggio della semplicità» di Francesco Tarantino, Edizioni del Grifo, Lecce, 2004

Presentazione di Michele Mainardi

Il paesaggio della semplicità di Francesco Tarantino è il frutto della attiva meditazione figlia della passione per la pietra (i “cuti” del calcare durissimo, le “buche di terra rossa” del terreno), per la vegetazione (l’antica sapienza contadina di piantare gli alberi profittevoli al fresco degli interstizi dei muri della corte) e per l’acqua (da utilizzare sino all’ultima goccia conservandola in litici e grezzi contenitori).

Nasce da un insopprimibile amore verso il paesaggio dell’essenzialità, del bisogno e della necessità, costruito intensamente da anonime e generose schiere di antichi faticatori del Salento di ieri: abili edificatori di belle contrade, vivacizzate dall’impianto di alberi che, giunti all’età adulta, robusti e grandi – con le loro chiome raffrenanti gli ìmpeti del sole e dei venti – hanno maternamente protetto gli aranci ed i limoni, corrispondendo, così, all’instaurazione di vividi scambi arborei.

Lo scritto e ancora di più le immagini sono, dunque, il risultato dell’attaccamento ai segni della natura e della cultura scaturenti dal lunghissimo dialogo tra il contadino e il suo spazio di vita, opportunamente domato e portato a felicità dietro il pagamento di un prezzo oneroso e onesto ma – alla fine – sempre remunerativo (anche in termini di valori e di identità).

I dintorni del magliese che Tarantino ci offre con tocco lieve sono, quindi, un pretesto intelligente per discutere sul paesaggio salentino, “oggetto-soggetto” di tante storie tutte depositatesi nell’immaginario collettivo oggi in via di rivalutazione in chiave ludica e turistica.

L’autore dei “messaggi di semplicità”, invero, ha voluto ascoltare – per uno spirito di confronto e per il desiderio di approfondire il dialogo – la voce riflessiva di suoi cari amici impegnati in studi sul paesaggio tramite specifici linguaggi. Ha per questo chiesto a Vittorio Marzi di dire la sua sul paesaggio quale fonte di informazioni e di sensazioni. E l’agronomo del territorio – docente ordinario presso l’Università di Bari ed esperto, tra l’altro, di giardini d’arte – ha risposto con chiare e didascaliche notazioni, adatte a delineare le linee-base del discorso territoriale.

La passione unita alla competenza sta dietro all’intervento della professoressa (anch’essa di prima fascia) di Architettura del paesaggio Annalisa Calcagno Maniglio, una salentina d’adozione che opera nell’Ateneo di Genova ed è impegnata come specialista in diversi àmbiti europei di. ricerca paesaggistica. Ella discetta sul paesaggio quale archivio delle conoscenze dell’uomo e si sofferma sul ruolo culturale dei territori agricoli ricchi di eredità del passato che occorre recuperare in funzione di un assestamento dell’identità dei luoghi. Non manca, ancora, di dipingere la cifra valoriale di Terra d’Otranto: la pietra, che ha intessuto la trama continua dell’appoderamento.

Chi scrive, poi, offre spunti per una riflessione geostorica sui minuti paesaggi del Salento, sillabati da mani e menti sintonizzati sulla frequenza giusta del rispetto della terra matrice generosa che merita cure e amorevolezza.

A Tarantino ha comunicato il suo appassionato parere il noto studioso di storia patria Emilio Panarese, riconosciuto ricercatore di fatti storico-linguistici. Il professore – carico di anni spesi per il progresso del sapere di comunità sulla natìa Maglie – ci regala il suo parere sul “nome della pietra” e, per ciò, passa in rassegna quei toponimi discendenti dalla roccia-madre non dimenticando di associarli ai contermini della macchia e dell’olivo, delle piante fruticose e squisite e dell’acqua nascosta. Il suo scrivere è un richiamo alle radici dell’essere contadino che ha plasmato l’ampia coperta territoriale con gli appellativi autentici delle cose. Ne viene una microtoponomastica rurale generata dall’identità vissuta.

Vito Papa, inoltre, manda a dire al suo compagno di belle sensazioni sulla pietra e dintorni, che il mondo litico salentino rappresenta l’anima del popolo rurale di ieri. I sassi del calcare sono i suscitatori di storie recitate nel linguaggio semplice dei faticatori della terra. Canti di gioia e di dolore nascono dai simbolismi che l’universo pietroso si porta dietro, da sempre. Il preside-amico, in sintonia con un logico pensare filosofico che gli è proprio, scrivendo di materici orizzonti ci narra saggiamente di speciali rapporti “petrosi” che il contadino ha imbastito per amore e necessità. Chiude la bella epistolografia amicale del Tarantino suscitatore d’interrogativi-stimolo la “missiva visuale” del fotografo-professionista Ezio Frea (che è conosciuto specialmente per i suoi lavori nel campo ammiccante della pubblicità e dei commercials). Le sue sono le essenziali parole di un occhio indagatore che ha percepito la forte valenza comunicativa degli scatti fotografici del compagno d’avventura visiva, che firma questo volume dal godurioso confezionamento (che è stato pensato pure per una divulgazione internazionale).

per informazioni: dionigitarantino@yahoo.it 

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