Libri/ “SOTTO IL PONTE DEL TEMPO” di Martin Andrade

di Paolo Vincenti

Martin Andrade e la moglie Susanna Degoy 1986 (da www.creattivaria.altervista.org/poesia)

Strani i percorsi che portano un poeta come Martin Andrade, cileno che vive a Buenos Aires, a scrivere di Parabita, della danza delle spade di Torrepaduli, delle tarantolate di Galatina, degli assolati e corrosi paesaggi del Salento, come solo un salentino saprebbe fare. Strani questi percorsi.

In effetti, la vita è fatta di incontri e, in questo caso, decisivi devono essere stati gli incontri di Martin Andrade con Antonio Verri, Salvatore Toma, Maurizio Nocera, Antonio Errico, Donato Valli, Franca Capoti e Aldo D’Antico, insomma un gran bel pezzo dell’ intellighenzia salentina degli ultimi anni.  Questi incontri e il debito di riconoscenza dell’autore nei confronti di questi intellettuali, che gli hanno fatto amare la nostra terra, ritornano nei suoi versi, nel suo ultimo libro, Sotto il ponte del tempo, edito da “Il Laboratorio”, piccola casa editrice indipendente di Parabita,di quell’instancabile scopritore di talenti, che non esiteremmo a definire geniale, che risponde al nome di Aldo D’Antico.

Martin Andrade è nato a Puerto Natales (Cile), nel 1937. In Italia ha pubblicato: I fuochi e la malinconia (Pensionante dei Saraceni, 1984), Poesia d’amore (Pensionante dei Saraceni, 1985). Vive a Buenos Aires (Argentina). La presente antologia raccoglie i testi scritti nel periodo 1984-2004.

“Ogni giorno rinasco/per ascoltare le musiche del cielo e della terra/ e toccare l’essenza della luce” (Tenacia).

Una salentinità naturale, “biologica”, quella di Andrade, come la definisce Lino Angiuli nell’Introduzione, che, “dopo più di vent’anni di assenza dall’Italia, si serve della nostra lingua come un mosto espressivo che gli continua a fermentare dentro e che usa da inchiostro”. “Piantatori di menhir,/messapi, greci,/ romani, dauni,/ bizantini, normanni,/ turchi, nomadi,/arabi, spagnoli../ Sotto gli stessi cieli/che loro scrutarono/cercai di comprendere/Sopra le loro ossa/solcai/le terre della Puglia” (Civiltà).

Pubblicato in “Il Tacco d’Italia” giugno 2005 e poi in “Di Parabita e di Parabitani” di Paolo Vincenti, Il Laboratorio Editore 2008.

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