Tarantolismo, il più noto esorcismo salentino

di Raimondo Rodia

ll tarantismo (o tarantolismo) è una sorta di esorcismo popolare che, sin dal lontano dal medioevo, spinge uomini e donne, che si ritengono morsi dalla tarantola ( grosso ragno ancora esistente nel territorio), a recarsi il 29 giugno in pellegrinaggio al pozzo presso la chiesetta di San Paolo a Galatina per essere liberati definitivamente dagli effetti del veleno che provoca nel malcapitato un languore mortale da cui si può essere liberati solo per mezzo della musica e dei colori.

Da qui l’uso di nastrini colorati (chiamati zagarelle) da legare al polso e di una musica ossessiva (la pìzzica) che induce ad una danza sfrenata intorno al pozzo la cui acqua è considerata simbolo di purificazione. La musica è suonata da un’orchestrina con chitarra battente, mandolino, violino e tamburello. Gli orchestrali ingaggiati dai familiari dell’invasato recano normalmente a casa del tarantolato, per suonare e fargli venir fuori il veleno del ragno con la danza. Verso la soluzione della crisi la musica che accompagna il tarantolato ha suoni ora cupi, ora struggenti, che culminano in un crescendo di straordinario effetto.

Le tarantolate un tempo, si recavano di buon`ora nella cappella di S. Paolo vestite di bianco e bevevano, almeno fino a quando il pozzo non è stato chiuso per ragioni igieniche sanitarie, l’acqua del pozzo dove c’erano anche dei serpenti.

Si lanciavano in una danza sfrenata al suono del tamburello fina a stramazzare al suolo vinte dalla fatica. La cura poteva durare anche diversi giorni. Il ricorso a S. Paolo è effetto della sovrapposizione del culto cristiano a quello molto più antico pagano dei serpenti.

Anche la tarantola rappresenta un animale totemico le cui origini si perdono nella notte dei tempi e sono anteriori al menadismo, al coribantismo ed alle feste dionisiache a cui il tarantismo rimanda per gli aspetti orgiastici. Il tarantismo è un fenomeno che emerge su tutti.

Nella storia della medicina popolare salentina, esiste una connessione tra tarantati e i santi Pietro e Paolo che ricorda le visite ai templi asclepei dell’antica Grecia: anche in quel caso i malati si recavano al tempio dei protettori per essere guariti.

L’analogia non è casuale: profonda deve essere stata l’influenza della medicina greca nel Salento. Sotto l’aspetto diagnostico è difficile definire il tarantismo come fenomeno, anzi si è riusciti a classificarlo. E’ forse una specie di isteria, oppure la sua origine è da ricercarsi non in lesioni organiche neurologiche, ma in elementi antichi che hanno logorato e distrutto una psiche già debole a causa di fattori storico-sociali.

Gli attacchi si manifestano in maniera molto simile all’isteria e, secondo la leggenda, sarebbero provocati dal morso della tarantola. Non si riesce a spiegare però la periodicità delle crisi che durano anche decine di anni.

Si può dire che il tarantìsmo è un male culturale. Una volta, infatti, le donne che subivano frustrazioni per eccesso di fatica, povertà o tabù sessuali, non potevano fare altro che rivolgersi a S. Paolo per liberarsi dal male.

San Paolo, in particolare, era considerato il Santo dei poveri e il protettore dagli animali striscianti (serpenti, scorpioni, ragni, e quindi anche la tarantola).

Similare nel Salento, la danza delle spade un antico duello rusticano, un tempo eseguito con coltelli che oggi viene riproposto. I duellanti, mimando i coltelli con l’indice della mano nella piazza di fronte al santuario di San Rocco a Torrepaduli di Ruffano, si mettono in cerchio formando le cosiddette ronde e si fanno accompagnare dal sottofondo incalzante della pizzica. Si suona e si balla dal tramonto del 15 agosto per tutta la notte fino all’alba del 16 giorno dedicato al santo.

Un commento a Tarantolismo, il più noto esorcismo salentino

  1. Ottimo pezzo che mi permetto di corredare con qualche estratto di un CAPOLAVORO che mi accompagna in questi giorni. Sto parlando di “Secoli fra gli ulivi” di Fernando Manno. Spigolando tra le pagine 135 e 136 si legge:
    “Isterismo, coreomania, convulsioni o non so che: ai medici la parola. Ma sarebbe spiegazione parziale. Anche la patologia ha custodie misteriose nella storia delle genti. E chi ha visto la tarantata ha visto le Baccanti. Nella borgata quella sera si manifestava nella sua popolare mistione di lietezze e terrori, una contaminazione millenaria di sacro e profano, di dionisiaco e stregoneria medioevale. Quel delirio selvaggio affondava le origini in una delle età più feconde dell’uomo, quella vichiana della fantasia. Nella terra dell’alterna vicenda del fulgore estivo e della tristezza invernale, così marcati nella loro opposizione, diceva ancora del suo legame con il culto e le scene dionisiache, con le Baccanti e i tirsi e il tiaso… E dentro questa materia della natura, il varco ascetico del cristianesimo: Dioniso in demonio, il coribante in taumaturgo, il tiaso in processione. I serpi ideali che la baccante si staccava da sé stringendo e riaprendo la violenza dei pugni al suo fianco e gettandoli alla porta, non erano i serpi di cui le Mènadi si ricingevano il corpo, ma il Maligno della Redenzione insinuatosi nel corpo della prescelta.
    Grandi e Piccole Dionisie sono affondate coi culti degli dei falsi e bugiardi. Ma a Galatina, che porta nel nome il biancore del suo panorama di tufi e di calce, per la festa di San Paolo, accorrono le tarantate a bere l’acqua miracolosa dal pozzo pieno di biscie, nella cappelletta. Il serpe dionisiaco resta, simbolo trasferito, nella sitibonda speranza di guarigione”.

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