Albicocche salentine. Verso la fine?

 

di Massimo Vaglio

Fortunatamente, l’arnacocchia a Galatone si coltiva ancora e chi le volesse assaggiare da fine di maggio sino a quasi tutto il mese di giugno le può trovare ancora con una certa facilità presso i produttori e i fruttivendoli del luogo, non si rischia il bidone, se quando le assaggerete le troverete subblimi, saranno di sicuro loro. SEMPLICEMENTE SPETTACOLARI!!!

Se invece di fare chiacchere, qualche ente territoriale pronto a parole in qualunque momento a dichiararsi paladino della biodiversità… bla, bla, bla, e parlo di: Comune, Provincia, Regione, volessero salvaguardare questa meritevole cultivar (di cui ho scoperto esistono almeno tre cloni differenti, tutti strepitosi) basterebbe che investissero qualche migliaio di euro e il gioco sarebbe bello che fatto.

Basterebbe che facessero innestare qualche migliaio di astoni da un vivaio specializzato e certificato per poi consegnarli a dei coltivatori custodi. Ma evidentemente un investimento di poche migliaia di euro non “alletta” nessuno, e prima o poi la nostra arnacocchia si estinguerà!!!

3 Commenti a Albicocche salentine. Verso la fine?

  1. Ciao massimo io ricordo da bambino questa albicocca che adesso non riesco a trovare più????
    Ha un gusto stupendo e una buona consistenza della polpa che si stacca facilmente del nocciolo.
    Come hai detto sono SEMPLICEMENTE SPETTACOLARI!!!
    Avrei bisogno di trovare questa albicocca per riprodurla. Come posso contattarti ??

  2. Dalla scheda : Prodotti tradizionali della regione Puglia:
    Varietà certamente autoctona la cui produzione è molto apprezzata, come primizia, dai consumatori locali.
    La tradizionalità della produzione è confermata dai numerosi produttori locali (Azienda Agricola Caputo – Galatone; Azienda Agricola Marzano – Galatone; Azienda Agricola Erroi – Galatone; Azienda Agricola De Franchis – Galatone; Azienda Agricola Vaglio – Galatone)
    e dalla presenza di impianti ed alberi isolati di età quasi secolare (nelle “zone” Madonna delle Grazie, Cappuccini, Piterta, Pinnella, Delfini, Zamboi).
    Negli anni trascorsi, nei pressi di piazza San Sebastiano, avveniva l’accaparramento – da parte di grossisti – della produzione che giungeva alla spicciolata dalle campagne.

    Credo che per “salvare” dal punto di vista agricolo (coltivare cioè per finalità economiche) questa albicocca occorra non la semplice operazione di innesto e deposito conservativo presso agricoltori ma una analisi dei motivi del declino (commercializzazione, resa annuale, necessità di diradamento precoce per evitare l’alternaza, tempo di degrado della maturazione, resistenza a nuovi agenti esterni, ignoranza dei consumatori, mancata valorizzazione, tecniche di coltivazione, ecc). Non si può addossare agli agricoltori la funzione di deposito di una specie come se essi avessero la funzione degli scantinati di un museo.
    Se il problema è la biodiversità ma se il valore alimentare dell’albicocca di Galatina diventa paragonabile a quello di una specie di orchidea, il cui valore alimentare è nullo, allora occorre che se ne facciano carico TUTTI quelli che nell’ambiente vivono e che l’ambiente usano.
    Claudio Cavallieri
    (frutticoltore in Emilia)

  3. ho in giardino una albicocca innestata da mio padre. Tutti quelli che hanno provato il frutto dicono che è la migliore albicocca mai assaggiata. Come faccio a sapere se si tratta della nostra?

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