Ti smaschero la frode alimentare

di Antonio Bruno

C’è la necessità di dare una carta d’identità alla tipicità che altrimenti rischia di poter essere contraffatta. Grazie al Prof. Antonio Michele Stanca i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali del Salento leccese danno il passaporto al vostro prodotto tipico per verificare in qualsiasi momento se ciò che viene pubblicizzato è effettivamente quello che è descritto in etichetta.
C’è tutto il calore del Salento leccese in quest’uomo che tanto tempo fa è partito dalla città del sole Soleto (LE) per divenire protagonista del mondo: è Antonio Michele Stanca un uomo che è la dimostrazione vivente dell’era del fortemente locale che si proietta a pieno titolo nell’Universo globale.
Lo vedo nel Bar di forte al Museo Biblioteca L’Alca di Maglie dove ieri è venuto per prendere parte ai lavori della giornata di studio sull’orzo. Mi sono avvicinato e lui stava parlando del gruppo di ricerca, guidato da Craig Venter del J. Craig Venter Institute, era davanti a un capannello di persone che in a bocca aperta ascoltavano la Sua narrazione della prima specie auto-replicante esistente sul pianeta Terra il cui padre e’ un computer.

E’ tutto concentrato quando ci descrive la generosità di questo scienziato che ha donato la sua ricerca all’umanità, pur essendo stata realizzata da un laboratorio privato, pubblicandola e in questo modo permettendo a chiunque di fare ciò che lui stesso ha fatto.
Il Prof. Michele Stanca poi ci parla di ciò che sarà a suo avviso il punto di arrivo, molto probabilmente una forma vivente interamente costruita in laboratorio e programmata per una funzione precisa. Antonio Michele Stanca ci regala ancora tante emozioni in una relazione bellissima si cui però riferirò nei prossimi giorni.

Una giornata piena di sole, caldo asfissiante, ma ci muoviamo tutti alla volta della Masseria La Torre, la casa del Dottore Agronomo Francesco Dionigi Tarantino mio amico dai tempi dell’Istituto Tecnico Agrario “Giovanni Presta” . In questo Paradiso rubato alla Gariga c’è sempre il nostro Scienziato, circondato dalle persone in religioso silenzio che assistono, partecipano, palpitano assistendo alla disputa del Professore con Giovanni Pellegrino da Zollino sulla tipicità dei prodotti, sulla necessità di dare una carta d’identità alla tipicità che altrimenti rischia di poter essere contraffatta dal primo “cinese” di passaggio.

Ed è qui che il Prof. Antonio Michele Stanca ci ha parlato dei RIS, del Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche. Che c’è? Perché fai quella faccia? Come dici? Si, sto parlando di quei Carabinieri che hanno una tuta completamente bianca e che vanno a caccia di capelli sulle donne che sono state violentate perché grazie a quel capello chi è colpevole paghi per il delitto commesso.
Infatti, sono stati identificati tanti malfattori e scagionati tanti innocenti grazie al DNA contenuto in un capello. E adesso mi chiederai cosa c’entrano i RIS con i prodotti tipici. Me l’ha spiegato il Prof. Antonio Michele Stanca che tra gli incarichi che ricopre fa anche il Dottore Agronomo, regalandomi la opportunità per tutti i colleghi della Provincia di Lecce di entrare in possesso della capacità di “fare la carta d’identità” ai prodotti tipici e della conseguente possibilità di verificare immediatamente se un prodotto corrisponde alle caratteristiche e al nome che il venditore utilizza.

Insomma quest’uomo ci ha regalato la “tracciabilità vera” e noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Lecce presto inizieremo questo percorso guidato da un Magister che pur essendo presente in tutto il mondo ai massimi livelli non dimentica la Sua terra e i Suoi conterranei, i Suoi Salentini leccesi, i Suoi colleghi Dottori Agronomi e Dottori Forestali.
Insomma voi che mi leggete avete la possibilità di avere a disposizione i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali del Salento leccese per dare il passaporto al vostro prodotto tipico e per verificare in qualsiasi momento se il prodotto che viene pubblicizzato sia effettivamente quello che è descritto in etichetta.

Tu caro produttore sei in possesso di un seme di un prodotto tipico? Hai una produzione tipica? Noi siamo in grado di dare un passaporto a questo tuo prodotto dopo averne definito scientificamente le caratteristiche di eccellenza.
La tecnica che utilizzeremo è quella del finger printing genetico (caratterizzazione genetica di un singolo individuo). Si ottengono delle bande che saranno diverse per ciascun individuo, si usano queste tecniche anche nelle indagini forensi (tipo per scoprire l’assassino), confrontando diversi alleli microsatelliti di un individuo, con gli stessi microsatelliti però di un altro individuo. Se gli alleli coincidono per tutti i microsatelliti analizzati allora l’indagato è il colpevole, se sono diversi allora non è stato lui: è innocente.
E’ questo che facciamo noi Dottori Agronomi e Dottori Forestali del Salento leccese, facciamo delle indagini e poi ti diciamo se quel prodotto è la Pastinaca di Sant’Ippazio coltivata a Tiggiano oppure no, e lo possiamo certificare in maniera scientifica senza paura di smentita. I Dottori Agronomi e i Dottori Forestali del Salento leccese sono in grado di utilizzare efficientemente e in sicurezza le tecniche molecolari per effettuare con metodi analitici di indagine la caratterizzazione di organismi e prodotti agricoli ed il controllo della loro qualità e salubrità, nonché di partecipare alla ricerca e allo sviluppo delle potenzialità adattative e produttive delle piante coltivate e di ottimizzare i processi di trasformazione dei prodotti agricoli.

Una giornata di sole, il caldo degli ultimi giorni di maggio nella bellezza della campagna del Salento leccese, un uomo, discendente dei progenitori che vennero da Oriente, partito con destinazione il Mondo, è tornato in questa penisola che si immerge nel Grande Lago Salato: Antonio Michele Stanca è stato in mezzo a noi con l’atteggiamento di chi non è mai partito, lo stesso che gli ha permesso di portare in Inghilterra o negli Usa, in Africa o in Oceania, la peculiarità della terra di passaggio, del territorio dell’accoglienza, della culla dell’armonia delle diversità, la competenza, l’intuito, la curiosità, la cordialità e la generosità del popolo del Salento leccese.

Bibliografia:
Una cellula batterica controllata da un genoma sintetico.
Ecco la vita artificiale: costruita la prima cellula “comandata” da un genoma sintetico.
Luciano Garofano (Maggiore Dr. Comandante del Reparto Carabinieri Investigazioni Scientifiche): L’uso del DNA a scopi investigativi.
Giovanna Ruffin: Il Dna metterà il cappio ai criminali.
Caratterizzazione, attraverso marcatori molecolari, di varietà di particolare pregio con l’ottenimento di un “passaporto molecolare” a supporto della certificazione di autenticità.
Caramante, Martina (2009) Marcatori molecolari del DNA per la tracciabilita’ nella filiera agroalimentare del pomodoro. Universita’ degli Studi di Napoli “Federico II”.
Donato Matassino: La rintracciabilità di un prodotto di origine animale e/o vegetale a garanzia di qualità.

8 Commenti a Ti smaschero la frode alimentare

  1. Io mi entusiasmerei solo se avessi la certezza che John Craig Venter sarà in grado di resistere alla tentazione di lasciar contaminare la sua ricerca “pura” dall’interesse economico delle applicazioni pratiche. Ho l’impressione che l’annuncio recentissimo della creazione in laboratorio della prima cellula artificiale dimostri che questo percorso negativo è stato intrapreso; e mi pare che si riproponga, in modo meno vistoso ma non per questo meno insidioso, il tema della bomba atomica e della responsabilità morale dello scienziato che, per resistere alle sollecitazioni del mondo attuale, dovrebbe essere quanto meno un eroe. Tutto questo rende aleatorio e, forse, solo una colossale presa in giro, oltre che un’operazione intellettualmente disonesta, che la tipicità (intesa come prodotto originale della natura) sia garantita da chi, in fondo, sta contribuendo a crearne di nuove, non naturali.

  2. Caro Armando, ciò che farà John Craig Venter lo sa solo John Craig Venter. La Prof.ssa Elettra Ingravallo ha ritrovato a Melissano, nel nostro bel Salento leccese, un falcetto in selce. Questo attrezzo permette di raccogliere con un unico gesto sino a venti spighe. E’ stata una rivoluzione tecnologica quell’attrezzo ma è stata anche la scoperta di un arma per l’uomo che 9.000 anni fa decise di utilizzarlo per ammazzare un’altro uomo a cui sottrarre il grano, l’orzo o la sua donna. L’invidia che porta alla violenza, che porta alla sopraffazione dell’altro perchè possiede qualcosa a cui tu attribuisci la causa diretta della sua felicità e che tu ritieni ti farà felice una volta che l’avrai tutta per te. Tu dici bene che per resistere alle sollecitazioni del mondo attuale bisogna essere essere quanto meno un eroe ma ciò non è valido solo per John Craig Venter, è valido per te, così com’è valido per me che abbiamo sollecitazioni in ogni istante che ci portano alla violenza e alla sopraffazione dell’altro per avidità, invidia e sete di potere.
    Spero che l’amico Marcello Gaballo pubblichi gli altri contributi in cui si spiega il contributo di un uomo Nazareno Strampelli che ha reso possibile a tutti noi passare da una dieta che aveva poco più di 1.000 calorie al giorno a una dieta che oggi si attesta intorno alle 3.000 calorie al giorno. SEGUE IL BRANO DELLA MIA NOTA IN CUI TRATTO DI QUESTO: il Dottore Agronomo Nazareno Strampelli http://www.ecologiapolitica.it/liberazione/200205/articoli/memoria.pdf che incrociò la varietà Olandese Wilhelminaper con la varietà Giapponese Akagomughi per ottenere il Prodotto Tipico Italiano! Capite? il Dottore Agronomo Nazareno Strampelli ha fatto un prodotto tipico italiano con varietà estranee all’Italia ecco perché il Prof. Antonio Michele Stanca afferma che prima vanno fatti i prodotti tipici e poi noi Dottori Agronomi dobbiamo dimostrare e spiegare il perché quel tal prodotto è tipico!
    Come dici? Che se è un prodotto del Comune di San Cesario di Lecce ecco che allora è tipico? Il Prof. Antonio Michele Stanca non è d’accordo con te! E lo sai perché? Perché se quel prodotto che noi definiamo tipico non ha certe caratteristiche ecco che allora tipico non è!
    Spero che questa esperienza di Strampelli ti tranquillizzi e ti porti a considerare il mio lavoro come qualcosa che faccio nel tuo e nel mio interesse, perché anch’io ho una bambina che desidero viva in un mondo sano, bello e in assoluta armonia con la natura.
    Cordialità
    antonio bruno

  3. Caro Antonio, pur rispettando il tuo lavoro e la passione con cui lo eserciti e difendi, continuo a non essere entusiasta di qualsiasi sperimentazione che sembra essere più un gioco da incoscienti violentatori che rispettosi imitatori (!) della natura. Il paragone tra questa attività e il falcetto di selce (ma il discorso vale per ogni invenzione umana fin qui realizzata, bomba atomica compresa) mi pare improponibile, perché questo ha inciso in misura relativamente marginale, tanto in senso negativo che positivo, sulla vita, quella presume, addirittura, di inventarla. Finché si tratta di fare un incrocio o di riparare un danno genetico transeat, ma tendere a creare un nuovo genoma, mentre non sono ancora chiari tutti i meccanismi di quello esistente in natura, mi pare, per usare un eufemismo, azzardato. Per questo dico che Nazareno Strampelli sta alla selce come John Craig Venter sta ad x; con la differenza che la selce (materiale non vivente) esisteva in natura, la nuova incognita (materiale vivente?) no. Comunque, chi vivrà (se vivrà) vedrà…Ricambio il cordiale saluto. Armando Polito

  4. Carissimo Armando,
    conoscere la mappa genetica di un “prodotto tipico” come ad esempio del pisello nano di Zollino, per poter stabilire, senza paura di smentita, se un pisello in vendita è di quella varietà, oppure se si sta perpetuando un imbroglio ai danni del consumatore, non è una sperimentazione ma una metodica scientifica la cui efficacia è consolidata e provata da anni. Di questo ho scritto nella mia nota, della possibilità che abbiamo noi Dottori Agronomi, di certificare in maniera certa se un prodotto è davvero quello che è riportato nell’etichetta o nella pubblicità o nel cartello del venditore. Tutto questo avviene nel più assoluto rispetto della natura, perché non si modifica nulla di ciò che è contenuto nel patrimonio genetico, si fa solo in modo di stabilire con certezza che quel patrimonio genetico del pisello che ci portano per l’analisi sia esattamente quello del Pisello nano di Zollino. Molte persone accusate di violenze e di delitti sono state scagionate da questa metodica come ho scritto nella mia nota e come anche tu, sono certo, sei a conoscenza sia accaduto più volte.
    La discussione su John Craig Venter è naturalmente tutt’altra cosa. Io sono certo che qualunque cosa può essere usata per il bene dell’umanità oppure per fare del male alle persone umane. Amico mio è proprio così se ci pensi, qualunque cosa può essere tutto e il contrario di tutto. Continuo a sostenere che nel profondo della nostro intimo, dentro di noi, c’è la risposta alle domande che poniamo, perché se puoi esporre un problema stai pur certo che esiste già la soluzione. Se c’è il problema c’è la soluzione. Il DNA può essere creato artificialmente con l’ausilio di un computer? John Craig Venter ha trovato la soluzione al problema e ha dimostrato che è possibile ottenere il DNA artificiale in grado di riprodursi una volta messo all’interno di una cellula. Si può, anzi, si deve aprire un dibattito su ciò che prima non sembrava essere una possibilità. Qui, ora, c’è questa possibilità, possiamo farlo. Adesso spetta a tutti noi capire come tutto questo sia possibile metterlo al servizio dell’umanità. Anche il falcetto di selce avrà fatto discutere i nostri antenati, soprattutto le nostre antenate che sappiamo si dedicavano più degli uomini al lavoro nei campi. L’uomo ha sempre ceduto alla brama del possesso e del potere da conquistare con la violenza e con la sopraffazione ma ha anche trovato slanci di generosità e di solidarietà che in molti casi hanno sfiorato il soprannaturale. Pensaci, c’è tutto questo nelle persone umane, per questo siamo meravigliose, per questo vale la pena di amarci, o no?
    Cari saluti
    antonio

  5. E chi ha mai messo in discussione il fatto che valga più amare che odiare? Per il resto mi pare che ci stiamo affannando a dire, in pratica, la stessa cosa, dal momento che anche tu operi la distinzione fondamentale tra ciò che esiste e ciò che non esiste in natura. Quando, però, è coinvolta la vita io ritengo che si debba tenere conto del rischio di non ritorno. Non credi che questo rischio lo stiamo già correndo, senza scomodare Venter, con le varietà transgeniche immesse da altri sul mercato troppo disinvoltamente, cioè senza adeguati controlli e per onorare solo il dio profitto, con la spudoratezza, in qualche caso, di affermare che addirittura quelle varietà risolveranno il problema della fame nel mondo? Altro che amore!

  6. Carissimo Armando,
    il rischio di non ritorno c’è sempre stato. Disinvoltamente in ONORE del Dio Danaro è anche questo un atteggiamento c’è sempre stato. Quindi nulla di nuovo sotto al sole amico mio.
    Il problema delle persone umane che non hanno da mangiare, che sono adesso miliardo con una percentuale altissima di bambini esiste e siccome è un problema definito, c’è anche la soluzione a questo problema. Praticare la soluzione è cosa che riguarda tutti noi, nessuno escluso. Ecco perchè la vera spudoratezza sta nel nostro atteggiamento che “relega” a invisibili i portatori delle istanze della FAME e che è giunto sino all’estremo di negare alle genti di poter circolare liberamente su questo pianeta opponendo ragioni di sostenibilità. E’ scandaloso che io e te amico mio per vivere nel lusso, assistiamo senza intervenire a questo alzare i muri per difendere il territorio che occupiamo dall’arrivo dei tanti affamati del pianeta. Questo atteggiamento mio e tuo è da stigmatizzare per mettere in moto un’azione che veda tutti preoccupati per il destino di ciascuno, senza distinzione di sesso, religione, nazionalità, credo politico per giungere a una vera vita dignitosa per tutti.
    Sulle transgeniche ho sentito tutto e il contrario di tutto. In attesa di capire come stanno effettivamente le cose sono dell’avviso di affrontare il problema a livello scientifico e prima che la scienza giunga a una conclusione condivisa di sospendere la diffusione di queste piante. I, 20 febbraio 2010 ho preso parte ai lavori del Convegno Puglia libera da OGM. Ho ascoltato il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri che sta conducendo una battaglia contro la MONSANTO perché stava inserendo nella pianta della soia alcuni geni di piante geneticamente non correlate, allo scopo di renderla resistente al Roundup (glifosato), un potente erbicida. Il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri ha detto in quel convegno a Lecce che i semi di soia resistenti al Roundup possono essere pesantemente trattati con il Roundup per uccidere le erbacce, senza danneggiare la soia. Però i fagioli di soia ne immagazzinano un bel po’ per quelli che li ingeriscono perchè sono altamente contaminati con il tossico erbicida (Roundup).
    Sempre in quell’occasione il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri ha detto che questi prodotti derivati dalla soia modificata, che includono circa l’80 % dei semi disponibili, sono stati trovati anche nei prodotti per i lattanti, inclusi Similac, Enfamil, Isomil, e Neocare, come nei Doritos, Fritos, olii vegetali, olio di soia, margarina e molti altri. In aggiunta, uno dei geni viene dalla Petunia che è parente della Belladonna. Questo significa che le persone che soffrono di artrite indotta da Belladonna, ora potranno soffrire di artrite a causa dei semi di soia. Quando la Monsanto inserì il gene della noce del Brasile nella soia, le persone allergiche alle noci del Brasile ebbero immediatamente delle reazioni anafilattiche (reazione gravissima in cui non si riesce a respirare e che porta spesso a morte) a causa della soia. Rimossero in fretta il gene perché le reazioni furono così serie. Il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri ha anche detto che i virus del cancro vengono deliberatamente inseriti nel nostro cibo e l’ha spiegato affermando che il cancro nei polli risulta spesso dall’infezione con il Virus Rous Sarcoma. Gli scienziati che pensano a far fare i soldi alle compagnie attraverso l’ingegneria genetica hanno deciso che non è un problema usare il virus del cancro dei polli come vettore per impiantare il gene dell’ormone della crescita nei pesci di allevamento in modo che possano crescere più in fretta. Il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri però ritiene che il problema è che una volta dentro al pesce il virus può sopravvivere e infettare il prossimo ospite, noi, che mangiamo quel pesce. Gli scienziati con facilità dicono che in questo non c’è pericolo e possono uscirne senza problemi perché il governo degli Stati Uniti non richiede nessun test o prova che il cibo proveniente da ingredienti modificati sia sicuro. Ma il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri dice che lo spavento è molto lontano dall’essere finito perchè il virus della LEUCEMIA è stato usato nei polli come vettore per veicolare alcuni geni, molti dei quali umani, per l’aumento della produzione del pollame. Inoltre, un retrovirus è stato usato come vettore virale nei maiali per inserire cellule fetali per far crescere le aorte per poi trapiantarle negli uomini. Questo ha portato a infezioni da retrovirus di maiale negli uomini.
    La cosa è andata aventi così per tutta la giornata e io ho ascoltato con molta attenzione ciò che ha riferito il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri. Per questo dico che c’è bisogno di fare un’operazione di verità e che a farla debba essere la comunità scientifica. Sino ad allora anche il più impercetytibile dubbio deve farci sospendere l’uso dei semi OGM.
    Sempre in quel convegno lo scorso 20 febbario a Lecce ho ascoltato il Dott. Pietro Perrino, dirigente di ricerca associato del Cnr di Bari, già direttore dell’Istituto del germoplasma, che parlò degli effetti sulla salute degli organismi gm, della ricerca, di agricoltura biologica e di dna transgenico. In base ai suoi studi sugli Ogm, ha sostenuto che non vede alcun pro legato all’utilizzo degli Ogm. Nel suo intervento ha detto che secondo lui esistono solo contro. In base ai suoi studi ha affermato che gli Ogm sono assolutamente inutili. Secondo il Dott. Pietro Perrino non è vero che, come dicono i sostenitori degli Ogm, possono rappresentare una soluzione per la fame nel mondo. I dati dimostrano infatti che le colture Ogm non rendono di più, non si ha una maggiore produzione o un aumento dei redditi degli agricoltori, ma anzi fanno aumentare i costi di produzione con un maggior uso di prodotti chimici, venduti dalle stesse multinazionali che producono Ogm, che inquinano l’ambiente, con ricadute negative sulla salute, sulla biodiversità e sugli ecosistemi.
    Diversi studi, come il rapporto Fao o quello dei ricercatori dell’università del Michigan, che analizzando i dati ventennali di numerose realtà agricole su tutto il globo hanno dimostrato che l’agricoltura biologia produce tanto quanto l’agricoltura industriale nei Paesi sviluppati e molto di più nei Paesi in via di sviluppo, procura un maggiore reddito agli agricoltori è molto ma molto
    meno inquinante, migliora la struttura e fertilità del terreno, fissa tanto azoto che si può fare a meno dei fertilizzanti chimici azotati, dà raccolti più ricchi di nutrienti e microelementi, conserva meglio gli ecosistemi e li rende più resistenti ai patogeni. Lo stesso studio ha dimostrato che se tutte le aziende agricole del mondo si convertissero in aziende biologiche la produzione potrebbe sfamare oltre nove milioni di persone, cioè una popolazione di qualche miliardo superiore all’attuale.
    I dati dimostrano inoltre che dove si coltivano Ogm in maniera massiccia, come nel sud est asiatico, molti agricoltori si suicidiano. Questo avviene perché gli agricoltori sono costretti ad indebitarsi con le banche per comprare semi Ogm, fitofarmaci, erbicidi e, non riuscendo ad estinguere il debito, ricorrono al suicidio.
    E la finisco qui anche se potrei andare ancora avanti. La conoscenza del genoma è una pratica assolutamente pacifica e che contribuisce a definire un prodotto tipico. Non ha nulla a che fare con gli OGM e con l’ingegneria genetica. Circa questo argomento io sono dell’opinione che debba costituirsi una commissione scientifica che dica con assoluta certezza se gli OGM sono dannosi per la salute come afferma il collega Dottore Agronomo Giuseppe Altieri oppure se gli Ogm sono assolutamente inutili come invece afferma il Dott. Pietro Perrino, dirigente di ricerca associato del Cnr di Bari, già direttore dell’Istituto del germoplasma, o ancora se sono utili come afferma la Multinazionale Monsanto.
    Cari saluti
    antonio bruno

  7. Continuiamo a dire la stessa cosa fingendo un disaccordo che non c’é. Il nocciolo del problema, caro Antonio, sta proprio in quella che oggi si chiama ricerca applicata, che risponde solo alla logica del profitto e al potere delle multinazionali, contro le quali ben poco possono i governi, figuriamoci noi. Non mi meraviglierei se fra qualche decennio i superstiti scoprissero che ad arte erano state diffuse certe nuove malattie proprio per assicurare al produttore del rimedio (probabilmente già pronto da tempo…) lauti guadagni: un quadro rispetto al quale gli OGM e le stesse imprese (faccio assumere alla voce anche una probabile accezione finanziaria…) di Venter sembrano roba da educande…

  8. Caro Armando,
    per far soldi c’è chi è disposto a uccidere, ma anche questo era noto, nulla di nuovo sotto al sole. C’è comunque un fatto, nessuno di costoro ce l’ha fatta fino in fondo. Il mondo è qui, vivo, pieno di meraviglie, tutto proteso a rendere bella la nostra vita. Non è meraviglioso tutto questo?
    cari saluti
    antonio bruno

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