Appunti di viaggi: dalla Puglia alla Sicilia

APPUNTI DI VIAGGI: DALLA PUGLIA ALLA SICILIA, FRA SCORCI D’INCANTO

di Rocco Boccadamo

Bellissime, struggenti e fresche immagini snodatesi innanzi agli occhi in armoniosa e distensiva successione, frammiste e combinate con emozionanti altalene di sensazioni e riflessioni sprigionatesi nel mio intimo profondo, concorrono a farmi rivivere, con un senso di gioia e d’autentico piacere, gli orizzonti, il clima e i contenuti di un recente viaggio in auto da Lecce a Messina.

Invero, mi è particolarmente caro l’itinerario che si muove dal Salento  in direzione sud e lo ripercorro sempre con vivo e rinnovato interesse e godimento.

tavole palatine

A cominciare dal balzo che avverto dentro nello sfilare lesto davanti alla mirabile e insieme mitica silhouette  delle Tavole Palatine di Metaponto, oppure gustando i suggestivi arenili ad acciottolato fine – con piccoli e romantici scogli affioranti proprio a ridosso della riva – nel primo tratto cosentino da Montegiordano Marina  a  Roseto Capo Spulico , poi ancora toccando quasi con mano la maestosa e calda mole del castello all’ingresso di detta ultima località e, quindi,  ripercorrendo la porzione di costa, nel Sibarite, in corrispondenza del massiccio del Pollino che, come noto, vanta la denominazione di Dolomiti del meridione.

Più avanti, superata Cosenza e lasciate alle spalle le residue sinuosità di quella sezione dell’Appennino calabrese, sembra di effettuare uno spettacolare tuffo nella distesa azzurra, delimitata da ampi e candidi arenili, del mare di Falerna. Da lì, quindi, in un battibaleno si raggiunge e si taglia la piana ove è adagiato l’ aeroporto di Lamezia.

Non v’è dubbio, gli occhi, e non solo, del viaggiatore possono inebriarsi dello splendore di una delle aree costiere più belle d’Italia: così, appunto, merita di essere definita la Calabria tirrenica.

Improvvisamente, dopo le zone terrazzate e contraddistinte da rigogliosi coltivi all’altezza di Lamezia Terme e Vibo Valentia, il tracciato della Salerno – Reggio Calabria si inerpica su un piccolo altipiano: dal suo culmine, nonostante la corsa del viaggio, sembra di essere travolti, attimo per attimo, da vere e proprie cascate di sussulti emotivi, da visioni estasiate, dal godimento, insomma, di un panorama indicibile che si dischiude al livello sottostante, con i porticcioli di Pizzo Calabro e di Vibo Valentia Marina, incastonati a guisa di brillanti nella falce del Golfo di S. Eufemia.

porto di Vibo Marina

Gli stessi nomi delle località sparse nel circondario – S.Elia, Melicuccà, Serre S.Bruno, S. Onofrio – sono, contemporaneamente, indizi di rivelazione e di mistero. Come appaiono lontane e diradate, per fortuna, le ombre di avvenimenti cupi, tristi e dolorosi e di vicissitudini tragiche che, in tempi da poco trascorsi, hanno, purtroppo per decenni, intelaiato gli schemi e il modo di vivere della gente di queste parti!

Una sorta di bilico fra esistenza e morte, fra pace e lotte familiari e generazionali, su basamenti di passioni, amicizie e odi.

Mette conto di sottolineare che il mare, qui, raffigura una sorta di sublime mosaico, cioè a dire non appalesa uniformità d’insieme, bensì un ventaglio o arcobaleno di sfumature. I fondali si mostrano e si propongono come tappezzerie distinte e assortite; nella non eccezionale situazione di una giornata primaverile soleggiata, calda, calma e quieta, un insieme pressoché irreale, la coltre azzurra accoglie e contraccambia intensamente il bacio dei raggi dell’astro, penetranti come succede di solito nella piena stagione estiva, con il desueto effetto che, dalla superficie dell’ acqua ,si sollevano tenui nuvolette di vapore suscitando sensazioni e idee di veri e propri prodigi.

E così, pure i punti scuri e non lontani dell’arcipelago delle Eolie, anziché apparire alla stregua di semi immersi fra le onde con lo stacco nitido dei contorni perimetrali, sembrano appena librarsi sulla tranquilla e piatta distesa del Tirreno.

Anche l’estensione delle campagne, in cui primeggiano agrumeti intrisi di gradevolissime fragranze e piantagioni di ulivi dagli argentei riflessi, scorre e si pone come ininterrotta catena di meraviglie: conferisce, prodigiosamente, l’impressione di disporre di una propria comunicativa che rimanda ad immagini di vita attiva ed operosa e, insieme, di abbandono e di quiete.

Procedendo, subito a ridosso della cittadina di Bagnara Calabra, le cui donne, dette per la precisione “bagnarote”, usavano una volta indossare lunghe ed ampissime sottane nere, al cui interno venivano celati e mimetizzati i tesori di poveri ed innocenti commerci (vendita nella vicina Messina di cassette di pesce e contestuale acquisto, con il ricavato, di pacchi di sale che nell’isola non costituiva genere di monopolio e, quindi, costava molto di meno), su un versante scosceso e degradante verso il mare, si dispone il borgo di Scilla, avente per cuore un grazioso castello ed un delizioso tratto di arenile, con annesse antiche case di pescatori, conosciuto con il nome di Chianalea.

Scilla

Trattasi dell’ultima, luminosa perla del volto tirrenico della Calabria: in concomitanza, è dato di calcare scenari di assoluta straordinarietà, un susseguirsi, una lunga galleria di capolavori artistici sottoforma di bellezze e miraggi naturali. Nessun pittore, non è esagerato affermare ciò, potrebbe rappresentare integralmente e fedelmente la loro mirabile essenza e il loro fascino.

Che immagini sublimi, quale arricchimento e nettare per gli occhi, la mente e l’ animo dello spettatore!

Nel tratto conclusivo del percorso autostradale, dopo Scilla, ecco Cannitello e Santa Trada, il rettangolo dello Stretto e la grande Isola a portata di mano, in un profilo, anzi una serie nitida, di speciali magie di cui si riesce a percepire colori e contenuti. Sullo sfondo, finanche la sagoma di Mongibello, col suo – attualmente quieto – pennacchio fumoso.

Gli svettanti piloni che legano i mitici promontori di Scilla e Cariddi si stagliano giusto l’uno dirimpetto all’altro: chissà quale effetto verrà a scaturire allorquando scorgeremo, in sagoma d’immaginario copricapo per questo fantastico specchio d’acqua, il tanto discusso ma nello stesso tempo tanto atteso ponte sullo stretto di Messina.

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