Un manipolo di custodi del creato

di Antonio Bruno*

 

Più volte, riportando le annotazioni che provengono dalla bibliografia, ho fatto riferimento alla gravissima crisi che alla fine del 1800 inizi ‘900 attraversava l’olivicoltura del Salento leccese che nel 1905 non era derivata da un problema di mercato ma dalle avversità, specialmente dalla Brusca parassitaria causata da un fungo appartenente alla divisione Ascomiceti (Stictis panizzei). Questo fungo nel 1905 attaccò duramente dli oliveti di Cavallino, Lizzanello, Vernole, Martano e Melendugno nel Salento leccese. Si notarono le manifestazioni in autunno sulle foglie di macchie dapprima rosso mattone e poi bruno cuoio, in corrispondenza alle quali si formano degli ascomi.
Per questo motivo il Comizio Agrario di Lecce nel 1905 decise di impiantare un “campionario olivetario” delle migliori varietà di olive da frantoio con l’obiettivo di osservare se tra queste ce ne fossero alcune che nel nostro clima e nei nostri terreni si presentassero particolarmente resistendi alla brusca. L’Orto botanico di Lecce acquistò circa 1.500 olivastri (olivo selvatico) che furono impiantati una parte nell’orto di Lecce e una parte nel Vivaio consorziale di viti americane. Queste piantine furono innestate con varietà di olivi della Liguria, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzi, Calabria e Sicilia le cui marze furono spedite a Lecce al Prof. Ferdinando Vallese dai colleghi delle Cattedre di Agricoltura che si trovavano in quelle regioni. Questa iniziativa fu messa in atto nel 1905 con le spese dello Stato, con l’opera della Cattedra di Agricoltura di Lecce alla quale era stata affidata l’esecuzione di un piano di esperimenti di “indole culturale ed anticrittogamica” diretti a combattere la brusca, mentre la Regia Stazione di patrologia vegetale di Roma in quel periodo aveva nuovamente ripreso a seguire le ricerche scientifiche e gli studi di gabinetto.

Il Comizio Agrario nel 1905 stava completando una sua collezione di uve da tavola che allevava a cordoni lungo i margini dei viali e aveva anche impiantato delle siepi di ribes e di lamponi.

E’ davvero interessante questa tendenza a risolvere i problemi che derivano dalle avversità individuando delle varietà che siano resistenti.
Infatti ancora oggi molti degli olivicoltori del Salento leccese posseggono ulivi che, spontaneamente e senza trattamenti di sorta, danno buoni risultati sia in termini qualitativi che quantitativi.
Nelle campagne di Martignano nel Salento leccese l’amico Tommaso Chironi in questi giorni in località “Serra Grande” nel fondo denominato Serra o Jolie sta effettuando la lavorazione con un rullo macina erba. Questo intervento ha il risultato di un tappetino secco che si estende per tutta la superficie del terreno sotto gli alberi di olivo.

L’amico Tommaso possiede 180 alberi di olivo, 10 dei quali hanno un età di 300 – 400 anni; 100 sono di circa un secolo e i 60 restanti hanno circa 70 anni. Sono quasi tutti della varietà cellina di Nardò. Dopo questa lavorazione l’amico Tommaso farà ritorno nella sua tenuta Jolie nel prossimo ottobre per effettuare una lavorazione alla profondità di 10 centimetri che fa raggiungere a Tommaso il risultato di ottenere un terreno soffice sotto i suo 180 olivi.
Questa lavorazione provvede anche alla gestione dei residui di potatura che vengono trinciati e tutto ciò venendo meno alle consuetudini che vogliono la ramaglia portata fuori dal campo e bruciata. Tale pratica di trinciatura della ramaglia risparmia elevati carichi di lavoro e si può con certezza definire ecocompatibile.

La raccolta delle olive viene eseguita dal nucleo familiare di Tommaso, ovvero lui, la moglie, la cognata e il cognato, lavorando per due giorni consecutivi dalle ore 8,00 alle ore 13,00 e raccogliendo in quelle ore circa 10 quintali di olive.
La raccolta viene eseguita con le spazzolatrici o scopatrici, il cui impiego è possibile perché il terreno Jolie di Tommaso è pianeggiante, rullato e privo di infestanti. Tommaso e familiari con le scope concentrano in cordoni le olive miste a foglie, sassi e terra. Successivamente Tommaso preleva questo miscuglio da terra, lo pone in cassette di plastica e , porta tutto alla cernitrice, la quale è costituita da due crivelli vibranti sovrapposti, tra i quali passa un flusso d’aria generato da una ventola.

La raccolta inizia i primi di novembre e dura due giorni per ogni intervento, la famiglia di Tommaso raccoglie dai 180 alberi do olivo 20 quintali di olive che portate al Frantoio, dove Tommaso è dipendente, fanno ottenere ottiene 350 chili di olio (3 quintali e mezzo) con un grado di acidità variabile da 0,6 a 1,5 gradi.
La raccolta procede con sei interventi all’anno cadenzati ogni 10 giorni e quindi avremo il seguente calendario:

1 e 2 novembre prima raccolta
11 e 12 novembre seconda raccolta
21 e 22 novembre terza raccolta
1 e 2 dicembre quarta raccolta
11 e 12 dicembre quinta raccolta
21 e 22 dicembre sesta raccolta

In casi eccezionali Tommaso riferisce di aver continuato a raccogliere anche a gennaio.
Tommaso Chironi di Martignano e la sua famiglia costituiscono un presidio di custodi del creato, un manipolo di uomini e donne che passano alcuni giorni della loro vita a contatto con una pianta che proviene da secoli di tradizioni e che con queste semplici ed delicate accortezze alla fine della raccolta fornisce l’olio che il mio amico mette a disposizione del progetto di Agri Colture “Adotta un albero di olivo secolare” . Vuoi adottare l’albero del fondo Jolie di Martignano nel Salento leccese? Allora non devi far altro che scrivermi!

*Dottore Agronomo

Bibliografia

L’Agricoltura Salentina 1905
Antonio Ciccarone: Uno sguardo alla Patologia dell’olivo nei paesi del mediterraneo – Options Meditérranénnes n° 24
Stefano Meglioraldi, Matteo Storchi, Mirko Bacchiavini e Roberto Bondavalli: Gestione dei residui di potatura
Alberto Grimelli:ECCO COME GESTIRE I RESIDUI DI POTATURA DELL’OLIVO 14 Maggio 2005 Teatro Naturale n. 19 Anno 3

2 Commenti a Un manipolo di custodi del creato

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