Il Salento leccese è una pista d’atterraggio immersa nel Mediterraneo

di Antonio Bruno

Il Mediterraneo è un sistema complesso sia per le sue caratteristiche fisiche ma soprattutto per la struttura delle società che lo compongono, è ricco sia di flora che di fauna con le sue più di 100 specie forestali mentre solo 30 originano nel resto dell’Europa e circa 500 specie foraggere, un patrimonio immenso di biodiversità per tutto il pianeta.
La coesistenza tra grande proprietà fondiaria e proprietà polverizzata è un’altra delle caratteristiche dell’agricoltura del Mediterraneo. Allo stesso modo vi sono diversi sistemi di allevamento del bestiame che va dal nomadismo o transumanza dell’allevamento alla stato brado a quello nelle stalle di tipo sedentario.
Per quanto riguarda gli assetti produttivi dei territori dei Paesi che si affacciano al Bacino del Mediterraneo, sono tutti incardinati sulla triade Olivo – Vite – Grano e sull’allevamento soprattutto nomade e transumante.

Oggi nel Salento leccese viviamo il dramma dell’espansione degli insediamenti degli uomini che costruiscono case che rimangono vuote per quasi tutto l’anno sia in campagna che lungo le coste sottraendo territorio all’ambiente che come sappiamo è paesaggio rurale.
Questo mio scritto vuole contribuire alla coesistenza tra i popoli che vivono lungo le rive del Mediterraneo e dell’agricoltura moderna con quella tradizionale, di quella dell’utilizzo del territorio come paesaggio rurale in equilibrio con altri usi del territorio.
C’è più di una base ecologica nella relazione Umanità – Paesaggio. Ognuno di noi ha una relazione personale con il Paesaggio e chi si occupa di progettazione di spazi lo sa intuitivamente e il successo del suo lavoro è subordinato alla capacità di progettare uno spazio che riproduce o simula l’ambiente nel quale si sono evoluti i nostri antenati.
Ehi tu! Si dico a te! Pensaci, mentre sei in auto, mentre sei nella città a fare un giro per uffici o quando ti sei sposato o laureato eri immerso nell’artificiale città, ma c’era sempre il sole con i suoi raggi e poi le piante quell’albero che vedevi dalla finestra, insomma c’è sempre nella tua mente in ogni istante oltre all’artificiale della città anche la natura, che tu vuoi ci sia e che tu colleghi intimamente alla tua vita. E quando sei stressato che fai? Come dici? Cerchi un posto tranquillo? E forse questo posto che cerchi non ha a a che fare con la natura e con il paesaggio rurale? Un luogo in cui non c’è nessuno, non c’è anima viva, non ci sono suoni, luci o manufatti, e quando arrivi nel tuo personale e solitario giardino i tuoi sensi si risvegliano, osservi il fiore, il ramo o il filo d’erba, ascolti lo strepitìo di quello che schiacci con i tuoi piedi e ti ficchi nella realtà penetrandola, con forza, possedendola, attraversandola come si fa in un viaggio.

Il Salento leccese è una pista d’atterraggio immersa nel Mediterraneo, i suoi destini sono stati sempre legati a quelli dei paesi che si affacciano su questo mare ed è per questo motivo che è vitale per i Salentini cooperare con i popoli dell’altra riva per promuovere lo sviluppo della nostra terra e di quei territori.
La cooperazione deve essere fondata sull’agricoltura poiché i paesi della riva africana sono in una situazione di dipendenza alimentare. La cooperazione agricola tra le realtà produttive e i professionisti Dottori Agronomi e Dottori Forestali del Salento leccese con quelli dei paesi africani e asiatici deve divenire centrale proprio per questi motivi.
La nostra realtà territoriale vede il Salento leccese che non ha il problema di penuria di beni agro-alimentari, ma che invece vive il dramma delle eccedenze agricole e ha tutte le energie impegnate nel tentativo che si sta facendo di liberalizzare un’agricoltura che per decenni è stata protetta. E’ noto a tutti che sempre più si abbandona la concezione di un’agricoltura che si dedica alla produzione di prodotti agroalimentari e sempre più si sostiene il concetto di un’agricoltura del Salento leccese che produce beni di rilevanza sociale come il paesaggio, la salvaguardia ambientale e in ultima analisi la qualità della vita, poiché tutti noi del Salento leccese viviamo immersi nell’ambiente che da noi è quasi esclusivamente Paesaggio rurale.

Ma cos’è questa Agricoltura Mediterranea? E’ una REGIONE AGRICOLA che ha caratteristiche climatiche simili. Prima che la riva europea si differenziasse da quella africana l’agricoltura in tutto il bacino del Mediterraneo era caratterizzata da strutture agricole gestite direttamente dal contadino, da sistemi di agricoltura mista basata su una combinazione della produzione delle colture e dell’allevamento degli animali. La trasformazione intervenuta in Europa e nel nostro Salento leccese dovrebbe farci riflettere perché l’agricoltura mista ha costituito la base di gran parte dei sistemi agricoli di tutti i tempi perché collegava l’uso della terra alla disponibilità di concimi organici forniti dagli animali che ne conservavano la fertilità.

La popolazione del Mediterraneo, dei nostri territori Europei e delle terre che sono davanti a noi, passerà dagli attuali 450 milioni di abitanti a 651 milioni nel 2025. Ma la cosa che deve farci riflettere è che oggi la popolazione è equamente distribuita in metà nei Paesi dell’Europa del Sud e l’altra metà in quelli del Nord Africa e Asia, nel 2025 e la popolazione al di sotto dei 15 anni sarà per il 45% nei paesi della riva sud e solo per il 24% in quelli della riva nord che in termini di politiche del lavoro significa che dovrebbero essere creati più di 60 milioni di nuovi posti di lavoro per il 2025.
Ecco perché noi del Salento leccese dobbiamo contribuire allo sviluppo del Mediterraneo, che va costruito su un concetto di modernizzazione capace di rivalutare la qualità della vita nelle aree rurali e nelle società agricole e tutto questo con un modello fortemente decentralizzato della crescita economica.

La scelta dei territori in cui insediarsi è frutto di una logica stringente, infatti per tutto il Medioevo l’agricoltura montana era ricca rispetto a quella di pianura infestata dalla malaria invece risolto questo problema, oggi accade il contrario.
Noi del Salento leccese siamo maestri di delocalizzazione e decentralizzazione poiché i nostri antenati hanno potuto sfruttare solamente le acque sotterranee. Il problema dell’acqua potabile ha esercitato un ruolo primario nella scelta dell’insediamento in cui i nostri antenati dovevano costruire la loro casa. Questo fattore nel Salento leccese ha regolato le forme di centro abitato. Infatti per la scarsa disponibilità di acqua proveniente dalle falde acquifere e per la lentezza con cui ci si riforniva l’uomo è stato indotto a distanziare uno dall’altro gli insediamenti che via via si sono accresciuti per divenire piccoli centri abitati.

Io lo ricordo il secchio con la catena che scorreva nella carrucola, il tonfo che faceva quando cadeva nel pozzo “nella curte” dove si affacciava la casa dei miei nonni a San Cesario di Lecce “ allu nfiernu a rretu alla farmacia” e io bevevo quell’acqua di quel pozzo nella mia infanzia di quasi 50 anni fa. E ricordo le case in cui ho abitato prima del 1963 quando rimasi ipnotizzato alla vista del rubinetto da cui sgorgava l’acqua con un semplice svitare. Eravamo andati a vedere la nuova casa, quella che avevano assegnato alla mamma, c’era mio padre che mi mostrò quella casa vuota prima di andarci ad abitare, soprattutto mi fece presente l’assenza del pozzo e la presenza dei rubinetti che ne sostituivano la funzione. Pensate nella vecchia casa avevamo la TV ma l’acqua corrente no, l’acqua proveniva dal pozzo. Chissà quante abitazioni della riva sud del mediterraneo sono provviste di parabola per la ricezione della TV Satellitare ma l’acqua la prendono dalle cisterne o dai pozzi come noi 50 anni fa.
Il Salento leccese è una costellazione di piccoli mondi pullulanti di vita e di storia che dopo secoli in cui sono rimasti dimenticati oggi possono uscire dal letargo e divenire protagonisti di cooperazione con la riva Sud del Mediterraneo. Noi donne e uomini del Salento leccese siamo quelli che hanno costruito i fari della nostra terra, noi del Salento leccese, con il nostro duro lavoro, abbiamo innalzato le torri di difesa che osservano da secoli ogni movimento nel mare, siamo stati sempre noi che abbiamo scavato le cave di bauxite e i frantoi ipogei dove per secoli nelle viscere della terra si è prodotto l’olio che ha illuminato le strade degli Zar a San Pietroburgo in Russia, e siamo stati sempre noi che abbiamo realizzato i ninfei, le cave ipogee che fanno reggere interi oliveti e campagne sulle arcate di queste cattedrali sotterranee, che abbiamo costruito le chiese rupestri e quindi siamo stati e siamo tuttora impegnati a percorrere traiettorie alternative a metà tra il mistero e il reale, il quotidiano e il fiabesco. Noi Salentini leccesi ci candidiamo a essere la cerniera tra Europa e Sud del Mediterraneo, ci prepariamo ad ospitare nei nostri studi professionali e nelle nostre aziende i coltivatori dell’altra riva a collaborare con lor perché lo sviluppo dei popoli del Mediterraneo, senza una crescita scriteriata ma con il rispetto del territorio, è la chiave per la pace che realizza la convivenza dei popoli lungo le coste del grande lago salato.
Bibliografia

Bertrand Hervieu-Cosimo Lacirignola Dieci pilastri per l’agricoltura nel mediterraneohttp://www.agriregionieuropa.it/

CIDOB (Center) Il mediterraneo: economia e sviluppo
Dizionario Collins dell’ambiente
Franco Rizzi Un Mediterraneo di conflitti: storia di un dialogo mancato
Donato Romano Agricoltura
Visionary landscapes, “Landascape and Urban Planning” 2003 pp 1 – 3
Bruno Amoroso Europa e Mediterraneo: le sfide del futuro
Angelo Massafra Problemi di storia delle campagne meridionali nell’età moderna e contemporanea
Carmelo Colamonico Aspetti geologici e geografici del Salento
Salento d’autore. Guida ai piaceri intellettuali del territorio
Donato Valli L’onore del Salento

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