Giulio Cesare Vanini, il “Giordano Bruno” del Salento

di Maria Grazia Anglano

 

-Interessante- … l’occhio distrattamente coglie lo stralcio di un articolo che titola “Il rogo di Giulio Vanini, il Giordano Bruno del Salento.”

Scorro velocemente l’articolo, da cima a fondo, e rimango intrappolata dalla storia di questo, già ben noto, frate filosofo.

Un frate da una complessa vita, fatta di peregrinazioni varie, al fine solo di proteggere la propria vita, dalla scure dell’inquisizione.

Reo soltanto di aver liberamente pensato.

Ma proprio per questo. E, al di là della più o meno discutibilità delle sue idee, rimane, a suo modo, davvero esemplare. In questo momento storico di facili eclettismi, e povertà ideologica.

 Lucilio Vanini alias Giulio Cesare nasce a Taurisano (Lecce) nel 1585 e sarà poi condannato a morte a soli 34 anni, a Tolosa nel febbraio del 1619.

Morte sopraggiunta, cruentamente, dopo l’amputazione della lingua ed un ulteriore strangolamento, il suo corpo verrà gettato poi sul rogo, e le sue ceneri disperse. Egli affrontò con coraggio il patibolo senza ritrattare le sue idee.

Idee che attingevano ad un fermento culturale innovativo, che era ormai nell’aria, come I’illuminismo con la riscoperta fiducia nella capacità raziocinante dell’uomo. Quindi la ragione come metodo di indagine per la verità scevra da dogmi.

Troverà infatti in alcuni filosofi, suoi predecessori, gli ispiratori delle sue più strenue e convinte asserzioni. Vanini lascerà diversi trattati.

…[1]”alcune di queste opere erano state nel 1617 già esaminate dalla Congregazione dell’Indice,restando proibite sino al1969. Nel 1620 i teologi inqusitori di Tolosa falcidiarono tutti i suoi scritti col verdetto di

“… opere contrarie al culto”

… Ricco del suo curriculum Accademico termina gli studi giuridici all’Università di Napoli, diventa frate, fra’ Gabriele, dell’ordine dei Domenicani, completa gli studi di teologia a Padova,coltivando contatti e approfondimenti sull’aristotelismo e sulle teorie scientifiche con Pomponazzi (qui ricordiamo Francesco Securo di Nardò, maestro di metafisica del Pomponazzi ) Cordano e Scaligero e sullo scetticismo con Cornelio Agrippa. In quel di Padova è impegnato come docente, nello stesso periodo in cui insegna Galileo Galilei.

Richiamato a Napoli, per evitare provvedimenti disciplinari scappa a Londra, abiura la fede cattolica, convertendosi all’anglicanesimo da cui prende le distanze per la ben mascherata, rigida intolleranza. Rientra in Italia e cura la pubblicazione della sua opera Apologia Pro Concilio Tridentino che non beneficia dell’imprimatur del Sant’Ufficio; fugge a Parigi e in seguito frequenta Maria dei Medici. Pubblica con i dottori della Sorbona i dialoghi “De Admirandis Naturae Arcanis” che riscuote generale apprezzamento.

L’opera del Vanini ottiene un immediato successo presso certi della nobiltà, popolati di giovani spiriti che guardano con interesse alle innovazioni culturali e scientifiche. In questo senso il De Admirandis costituisce una summa, esposta in modo vivace e brillante, del nuovo sapere; dà una risposta alle esigenze del momento di questo settore della nobiltà francese; diviene una specie di “manifesto” culturale di questi esprits forts.

[1] Dall’articolo di “Giacomo Grippa”.

Per approfondire

Papuli  G. e Raimondi F.P. (a cura di), Giulio Cesare Vanini: Opere, ISBN 8877864195, (Fondazione Credito Popolare Salentino per gli Studi sul Salento), Congedo Editore Galatina (Lecce) 1990

2 Commenti a Giulio Cesare Vanini, il “Giordano Bruno” del Salento

  1. Complimenti, cara Maria Grazia, per l’articolo su Vanini, il “Giordano Bruno” del Salento; è vero, hai detto giusto! Una storia molto triste, tragica e crudele che mete in risalto il coraggio e la forza delle idee in cui si crede.
    “Il Giordano Bruno” del Salento… mi piace molto! …

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