L’Agricoltura sostenibile soluzione per una vita sana e piacevole

di Antonio Bruno

L’agricoltura è definita come l’insieme delle attività pratiche che riguardano la coltivazioni delle piante utili all’uomo e ai principali animali domestici. Quindi è evidente che essendo una attività pratica rappresenta un’azione diretta dell’uomo nei confronti dell’ambiente che si rivolge a quanto c’è di utile nel complesso sistema naturale. L’attività dell’agricoltura è antica al punto che è difficile immaginare oggi l’aspetto delle zone prima che l’agricoltura, con la sua azione, ne trasformasse l’aspetto.
Ecco perché sostengo che l’agricoltura interessa il territorio e l’ambiente. L’agricoltura utilizza oggi circa un terzo della superficie terrestre emettendo nel contempo quantità enormi di gas serra in atmosfera.

Per questo l’agricoltura stessa è considerata a maggior rischio di impatto sui cambiamenti climatici. E’ evidente che la sua introduzione sfrutta le potenzialità del territorio convivendo con tutto il sistema naturale, senza dimenticare che lo scopo dell’imprenditore agricolo è quello di cercare soluzioni tecniche che lo facciano guadagnare migliorando la produzione.
L’agricoltura è in relazione con l’ambiente circostante da cui subisce l’influenza e a cui fa subire delle influenze.

Negli ultimi 150 anni le attività agricole hanno emesso circa 200 miliardi di tonnellate di carbonio (Gton C) ecco perché a partire dai primi centri di produzione in Mesopotania 10.000 anni fa ad oggi l’agricoltura è diventata un agente di impatto ambientale.
Si parte dal presupposto che noi scegliamo di coltivare una pianta in un determinato territorio perché il clima è adatto alla coltivazione di quella pianta e per questo le terre coltivate occupano 1,5 miliardi di ettari e rappresentano il 10% della terra emersa libera dai ghiacciai, 3,5 miliardi di ettari sono utilizzati per il pascolo degli animali e infine 200 milioni di ettari circa sono destinati alla produzione forestale.
L’agricoltura però si sta integrando nel sistema ambientale verso la tutela del territorio e del paesaggio.
Il 2009 è stato l’anno al quinto posto tra gli anni più caldi degli ultimi due secoli in Italia Il consumo di energia elettrica, che ha fatto segnare il calo peggiore dal 1945, anche per effetto della crisi economica. I dati dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna (Isac-Cnr), non lasciano spazio a dubbi, le temperature medie del 2009 sono state superiori di 1,15 gradi rispetto alla media di confronto del periodo 1961-1990. Dopo che il 2008 si era già classificato al settimo posto tra gli anni più caldi dal 1800, mentre il record assoluto degli ultimi due secoli resta assegnato al 2003.

I cambiamenti climatici in corso si manifestano anche con una più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, un maggior rischio di gelate tardive, l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette, la riduzione della riserve idriche.
Ma ci sono altri effetti di questi cambiamenti? Sulle piante l’aumento della anidride carbonica provoca l’accumulo della sostanza secca e un maggior uso dell’acqua, l’aumento delle temperature influiscono sulla durata del ciclo vegetativo e fanno cambiare le zone di coltivazione, la pioggia e il vento agiscono sull’accumulo della sostanza secca.
I mutamenti climatici impongono di adottare delle strategie sia agronomiche che economiche e politiche al fine di sfruttare al massimo le potenzialità che i mutamenti offrono e di non subirne i danni.
E’ da considerare il fatto che l’effetto dell’aumento dell’anidride carbonica ha avuto come conseguenza in un esperimento in Arizona che la resa del cotone è cresciuta del 60% e quella del grano più del 10% rispetto alla resa di piante coltivate in ambienti con concentrazioni di anidride carbonica nella norma. L’aumento di 1 grado di temperatura giornaliera media nella stagione di crescita avrebbe come conseguenza quella di spostare verso nord le zone di coltivazione e nel caso specifico negli USA si sposterebbe verso nord il “corn belt” che è la fascia di maggior produzione del mais.

Il Centro di ricerca sui cambiamenti ambientali dell’Università di Oxford ha condotto in collaborazione con colleghi Dottori Agronomi di 18 Paesi del mondo uno studio che aveva l’obiettivo di esaminare gli impatti regionali e globali dei mutamenti climatici sulla produzione agricola mondiale.
Uno dei risultati principali di tale studio è che gli effetti negativi delle variazioni climatiche verranno parzialmente compensati dall’aumento della produttività che è la conseguenza dei maggiori livelli di anidride carbonica. Comunque lo stesso studio prevede che vi sarà un aumento della produttività nei paesi sviluppati e una diminuzione in quelli in via di sviluppo. La diminuzione è soprattutto quella della produzione mondiale dei cereali e le conseguenze negative saranno soprattutto per i paesi poveri. E poi, proprio per non farci mancare nulla, in molte di queste regioni povere con condizioni estremamente limitanti per l’agricoltura i modelli prevedono un ulteriore peggioramento del clima.

Concludo questa breve esposizione sperando che il governo vari al più presto una regolamentazione, con relativi registri, sui crediti di carbonio anche in agricoltura. Il Prof. Cristos Xiloyannis dell’Università della Basilicata è arrivato alla conclusione dopo una ricerca che un oliveto sostenibile produce di più e con qualità comparabile a quella di uno tradizionale. Gli studi del professore hanno avuto la durata di 8 anni e si è potuto rilevare che la media produttiva dell’oliveto condotto secondo il metodo sostenibile è stata di 9,7 tonnellate per ettaro d’olive contro le 4,2 dell’oliveto condotto secondo il modello tradizionale.

Adottare un sistema sostenibile dunque conviene, anche sotto il profilo economico ma è anche una scelta che preserva la fertilità del terreno a beneficio delle generazioni future. Infatti con l’utilizzo della sostanza organica si ottiene l’effetto del ripristino della fertilità e di scongiurare il rischi della desertificazione.
Infine coltivare in modo sostenibile conviene e infatti se andiamo a vedere i conti economici effettuati sulla base della ricerca del Prof. Xiloyannis un’azienda condotta secondo il metodo sostenibile sarà in attivo per circa 4800 euro/ettaro/anno mentre col metodo convenzionale ci si dovrebbe accontentare di soli 21 euro/ettaro/anno.

Il concetto di sostenibilità è vincente e se applicato all’agricoltura che è l’ambiente dell’Italia il cui territorio quasi per l’ intera superficie è Paesaggio rurale. L’agricoltura sostenibile ha la conseguenza di farci vivere in maniera sana e piacevole.

Bibliografia

Le colture del Mezzogiorno emigrano al Nord, in “Finanza e Mercati” 13 gennaio 2010 pag 9
Flora Pagetti Il riscaldamento del pianeta
Bindi Effetto dei cambiamenti climatici sui componenti del sistema agricolo 2003
Intergovernmental Panel on Climate Change, 2001 a
Thomas M. Smith-Robert L. Smith Elementi di ecologia
Antonello Pasini Kyoto e dintorni. I cambiamenti climatici come problema globale
Francesca Giusti La nascita dell’agricoltura: aree, tipologie e modelli
Luca Colombo-Antonio Onorati Diritti al cibo! Agricoltura sapiens e governance alimentare
Alberto Grimelli Un’olivicoltura con un occhio all’ambiente. Una sfida prima di tutto economica

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