La chiesa di S. Antonio da Padova in Nardò

di Donato Giancarlo De Pascalis

 

Le origini sulla fondazione della chiesa e del convento di S. Antonio da Padova sono strettamente connesse con le vicende della comunità ebraica della città, insediatasi in Nardò fin dall’XI secolo d.C.

Gli Ebrei esercitavano in Nardò l’attività conciaria della lavorazione delle pelli, nonché quello del prestito e dell’usura, e risiedevano nella Giudecca, localizzata all’interno del Pittagio San Paolo, sin quando nel 1495, a causa delle agitazioni antisemite, furono costretti a fuggire ed a riparare nella vicina Gallipoli. L’abbandonata Sinagoga neritina fu affidata all’ordine conventuale dei Francescani Osservanti per essere trasformata in complesso conventuale. Il convento e la chiesa furono edificati ex novo sotto l’auspicio del nuovo duca di Nardò, Belisario Acquaviva, la cui politica a favore della regola francescana era strettamente in linea con quella dei re aragonesi.

I lavori di costruzione furono realizzati da un solo architetto, di cui si ignora purtroppo il nome, anche se gli studi di DE PASCALIS ne attribuiscono l’opera a Stefano da Putignano che si firma “architectus” nella statua del santo conservato ancora nell’edificio; l’opera rimane, comunque, di matrice tardoquattrocentesca, nonostante le sovrastrutture cinquecentesche, seicentesche e settecentesche ne abbiano modificato sostanzialmente la configurazione originaria.

Rimangono, di tale periodo originario, le due statue di S. Antonio da Padova (1514) e di S. Francesco d’Assisi, firmate da Stefano da Putignano appunto, ed il Mausoleo dei Duchi Acquaviva (1545), duchi di Nardò e fautori della costruzione del Convento.

Di notevole interesse, nel Coro inferiore, ora Sacrestia, è appunto il Mausoleo dei Duchi  Belisario e Giovan Bernardin Acquaviva, monumento in pietra leccese, di straordinario valore artistico, fatto realizzare per volontà della duchessa Giovanna Gaetana, nel 1545; da molti attribuito a Francesco Bellotto da Nardò, è tuttora ignoto l’autore che lo realizzò.

Si deve a padre Serafino da Sogliano (fine XVII sec.) la ricostruzione generale dell’impianto della chiesa, con i rifacimenti in stucco, la ridefinizione degli altari e delle cappelle laterali nonché della nuova copertura a falda coperta da un pregevole controsoffitto a cassettoni lacunari.

Ulteriori lavori furono eseguiti ancora agli inizi del ‘700 dall’architetto Mauro Manieri,  famoso architetto di origine neritina che partecipò al rifacimento della facciata e, quasi sicuramente, realizzò l’altare maggiore della chiesa: non è improbabile che anche gli stucchi così riccamente decorati fossero sua matrice, giacchè era nota la sua pregiata attività di decoratore.

Con la soppressione dei conventi del 1866, avvengono nuove modifiche sostanziali che daranno notevoli cambiamenti alla configurazione originaria della chiesa. Il monastero fu requisito al Culto e trasformato prima in asilo e poi in ospedale, rischiando poi, nel 1967, sol per il fatto di essere giudicato pericolante, di andare completamente distrutto insieme con la Chiesa.

Dal 1984 ad oggi  si sono eseguiti, ad intervalli,  piccoli lavori  di consolidamento e restauro, comprendenti il rifacimento del tetto e il consolidamento dell’angolo sul prospetto principale.

Gli attuali lavori di restauro, progettati e coordinati dall’arch. De Pascalis da Nardò, si devono a due finanziamenti pubblici dell’8 x mille della Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’anno 2003 e per l’anno 2007, e ad un ulteriore finanziamento CEI per l’anno 2008 che dovrebbe portare al suo quasi definitivo completamento (mancherebbero alcune somme per il restauro del Mausoleo Acquaviva e di molte opere d’arte come dipinti, affreschi, arredi sacri, reliquarii, ecc.).

Con tali somme sono state compiute: le opere di consolidamento delle fondazioni, il consolidamento dei pilastri e dei muri perimetrali, la ridefinizione degli stucchi, il recupero delle antiche pitture murarie interne completamente ricoperte da successivi interventi degli anni ’40, l’indagine archeologica delle tombe sottostanti la pavimentazione, la nuova pavimentazione della navata, delle cappelle, del presbiterio e dei locali sacrestia, l’adeguamento degli impianti elettrici e idrici, nonché l’eliminazione delle superfetazioni degli anni ’30-’40. Attualmente si sta procedendo al completamento del restauro delle facciate, del recupero degli infissi, della messa in sicurezza dei passaggi interni, del consolidamento al piano superiore del corpo scala, del coro superiore e del campanile, all’adeguamento dell’impianto elettrico-illuminotecnico e audio.

(le notizie storiche sono estratte da: “Donato Giancarlo DE PASCALIS, Nardò – Il Centro Storico, Besa editrice, Nardò-Lecce 1999” e dalle relazioni di cantiere dell’arch. Donato Giancarlo De Pascalis)

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