Giuliano Giunchi. Un amico perduto…

Nel pomeriggio di oggi, 12 marzo 2010, ci ha lasciati l’amico Giuliano.

Trovare parole per esprimere la sua poliedricità, la cultura, l’amore per la scrittura, è difficilissimo. Lo ricordiamo con commozione anche per il sostegno dimostratoci  e l’incoraggiamento offerto nel continuare a redigere la nostra Rivista. Grazie Giuliano!

Giuliano Giunchi nasce a Bagnacavallo (RA) l’8 luglio 1944. Trascorsa l’infanzia a Ravenna si sposta a Forlì, dove segue l’intero corso di studi diplomandosi Perito Chimico Industriale. Dopo essere diventato gommologo per caso, girovaga per trent’anni nei laboratori di ricerca (di base e applicata) di mezza Padania. Avendo infine raggiunto il, per lui, congeniale stato di pensionato si ritira a Piovera (AL), comune piccolissimo ma sagacemente amministrato. Qui si dedica ai suoi hobby preferiti: letteratura odeporica, scrittura demenziale, statistica e giochi di parole. Nel 2001 ha pubblicato un romanzo, Finale di partita, il cui protagonista gioca a scacchi come l’Autore, cioè malissimo.

Messaggio  Giuliano Giunchi il Ven Gen 23, 2009 11:05 am scriveva sul forum Culturasalentina

Salve a tutti!
Sono Giuliano (Giunchi).
Dopo avermi estorto quella sciocchezza pubblicata sull’ultimo numero di Spicilegia, il buon Marcello vorrebbe che partecipassi anche al tema di questo forum, ma l’ambientazione salentina è per me un ostacolo insormontabile. La Puglia, infatti, è l’unica, ma proprio l’unica, regione italiana in cui non ho mai messo piede (anche se ho avuto una madre che, sia pur per sbaglio, era nata a Cerignola).
Per restare in tema parlerò quindi di un libro che ho letto (divorato) ultimamente: John Kennedy Toole “Una banda di idioti” Marcos y Marcos, 2003.
Il romanzo, ambientato a New Orleans, è incentrato sulla figura di Ignatius J. Reilly, un gigante ruttoso, spetazzante, vigliacco e presuntuoso, ma anche tutti gli altri personaggi (comprimari e comparse) rendono pienamente onore al titolo.
L’autore si suicidò a 32 anni, e il romanzo vide la luce solo grazie all’ostinazione della madre che tampinò tutti gli editori possibili per 10 anni di seguito. Pubblicato finalmente nel 1980, in America divenne immediatamente un libro di culto.
Per l’efficacia descrittiva e la fantasia pantagruelica lo paragonerei all’ultimo film dei fratelli Coen “A prova di spia” (Burn after reading) con i gigioneschi Gorge Clooney e Brad Pitt e gli strepitosi John Malkovich e Frances McDormand.
Sia al libro che al film è sottesa l’idea che uno dei più potenti motori della civiltà moderna è quell’idiozia contro cui, come diceva Schiller, neanche gli Dei possono qualcosa.
E sempre nel forum scriveva qualche giorno dopo:
L’ottimo Gianni (che ringrazio per i complimenti) mi invita a scendere in Salento con una provvista di vini piemontesi. Non me ne voglia ma, se e quando verrò in quelle penpeninsulari parti, porterò con me 2 bottiglie di Sangiovese, 2 di Trebbiano e 2 di Albana di Bertinoro (per il dessert).
Il fatto (probabilmente ignorato da Gianni) è che io sono nato a Bagnacavallo e
Quando si muore si muore soli,
ma se si nasce a Bagnacavallo
si muore romagnoli
.

Aggiungi che sono nato lì casualmente (mia mamma vi era sfollata) ma la città della mia famiglia è Ravenna dove sono cresciuto fino a 6 anni. E Ravenna è stato il primo posto al mondo dove si è bevuto il vino schietto. Spiego qui di seguito il come, il perché e ne do la prova.

VINO

Per cause di forza maggiore (bombardamenti) sono nato a Bagnacavallo, anziché a Ravenna dove abitavano i miei.
Che c’entra questo col vino? direte voi.
C’entra, c’entra, perché Ravenna è stato il primo posto al mondo dove si è bevuto il vino schietto.
Gli antichi diluivano sempre il vino, che veniva considerato tanto più pregiato quanta più acqua ci voleva per renderlo bevibile.
Ravenna, nel I secolo d.C., era una città sul mare (“sul” come Venezia) e il retroterra era costituito da una cintura di paludi in cui andavano a disperdersi, diventando imbevibili, le acque dei torrenti che vi arrivavano. Morale: l’acqua potabile arrivava a Ravenna solo con carri e navi cisterna, e costava un occhio della testa. Per questo gli osti imbrogliavano i clienti annacquando il vino il meno possibile.
Testimonianza storica:
Marziale, Epigrammi, III 57
Callidus inposuit nuper mihi copo Ravennae:
Cum petere mixtum, vendidit ille merum
.

Traduzione letterale
Un oste astuto di Ravenna mi ha fatto un bello scherzetto:
io chiedevo vino annacquato, lui me l’ha dato schietto.

Libera traduzione (del sottoscritto)
Romagna solatìa, dolce paese,
il cui santo più amato è il Sangiovese.

E a proposito della nostra Rivista scriveva il 7 agosto:

Grazie alla solerte cortesia di Marcello, il quinto numero di Spicilegia Sallentina è arrivato anche in queste remote e selvatiche plaghe, alla confluenza del Tanaro nel Po.
L’ho sfogliato e, come per gli altri numeri, l’ho trovato una festa per gli occhi e per il cervello che mi godrò con calma nei prossimi giorni.
Confesso però che, dopo una rapida scorsa con un occhio solo, non ho potuto fare a meno di leggere tutto d’un fiato l’articolo di Valentina Antonucci, veramente mirabile per l’acume warburghiano dispiegato nell’analisi della Santa Margarita. Complimenti.
E complimenti a tutti quelli che contribuiscono all’avanzamento della spicilegesca impresa.

Il 22 aprile 2009 scriveva:

Utilizzando un procedimento di mia invenzione, che prevede l’utilizzo di parecchio C2H5OH invecchiato per almeno 3 anni, sono riuscito a rilevare le protuberanze sul verso del foglio tenuto in mano dalla fanciulla, e quindi a ricostruire il testo sul recto. Testo che sono orgoglioso di presentarvi:

UNA SOLA IDEA, MA CHIARA

S’io fossi un piede e tu questo scarpone,
con questa stringa farei un tale nodo
che non si scioglierebbe in nessun modo.
Se zangola tu fossi e io un bastone

ti farei diventare un mascarpone.
Se tu fossi di legno e io un bel chiodo,
lieto sarei qual pescator di frodo
che ha infilzato una carpa con l’arpione.

Se tu verrai con me senza paura
adornerò la tua vezzosa testa
di fiorellini azzurri e di verzura.

Dopodiché andrem nella foresta
e delle querce tra i nodosi tronchi
noi balleremo il ballo dei baconchi (1).

(1) V. Spicilegia Sallentina N°2, pagg. 4-11.

Nel febbraio 2009, a proposito dell’articolo sul Gioco dell’Oca, a firma di Mino Giannuzi, apparso su Spicilegia, Giuliano ci scriveva:

Caro Mino, ti invio l’incipit di un mio racconto-scherzo scritto una quindicina di anni fa.
Non posso postare tutto il racconto perché, per motivi troppo lunghi da spiegare, andrebbero perse tutte le figure e la formula che fanno parte integrante del finto studio.
Se però la cosa ti interessa posso mandarti una fotocopia su carta, completa di tutto, all’indirizzo (civico) che vorrai eventualmente mandarmi.
Il mio address è: giugiu1944@alice.it
Ne approfitto per ricordare qui, con affetto e nostalgia, Giampaolo Dossena, scomparso il 5 di questo mese.

INDAGINE STORICO-STATISTICA
SULLE POSSIBILI ORIGINI
DEL
NOBILE GIUOCO DELL’OCA

Su “il Messaggero” di Giovedì 7 Dicembre 1995 comparve un articolo in cui si dava notizia della prossima apertura, a Lugano, di una mostra dedicata al gioco dell’Oca. Il giornalista, probabilmente per rimpinguare il pezzo, intervistò il maggior esperto italiano di giochi da tavolo, Giampaolo Dossena. Questi, tra le altre cose, disse (cito testualmente):
“E’ un vero concentrato di numerologia: le caselle con il disegno dell’Oca sono 13, numero magico. Recentemente Giuliano Giunchi ha “scoperto” che il totale vero delle caselle non é 63, ma contando anche il grande riquadro che contiene l’arrivo sono 64, quanto quelle della scacchiera (cubo di quattro e quadrato di otto, altri numeri magici). …”
Poiché il Giuliano Giunchi in fabula sono proprio io, vorrei rassicurare gli amici e i conoscenti sulla mia salute mentale, che permane nel suo abituale stato di accettabile sbrindellamento, ma non si é ancora completamente squagliata.
Il fatto é che circa un anno prima avevo mandato al Dossena, sull’argomento, un divertissement di tipo demenzial-deduttivo, alla Georges Perec.
Ora i casi sono due: o il Dossena ha preso troppo sul serio me, o il giornalista ha preso troppo sul serio il Dossena.
Decidete voi.

Infine, nel gennaio 2009, ebbe a scriverci:

Grazie, grazie a tutti per l’accoglienza, gli inviti e i complimenti.
Siccome l’ottimo Pierpaolo mi ha esentato dall’obbligo dell’ambientazione salentina vi propongo una breve tranche de vie milanese.
Saluti
Giuliano

EROINA

La trattoria, dietro la stazione di Rogoredo, era enorme. A quell’ora, una volta, doveva essere stata una specie di succursale della mensa aziendale, ribollente di voci caffè e cognacchini. Ma la fonderia Redaelli era stata chiusa, anzi era in via di demolizione, e la trattoria era deserta.
Avevo mangiato un boccone a un tavolo, di fianco a quattro manovali che spargevano attorno polvere del cantiere ogni volta che alzavano la forchetta, poi ero rimasto l’unico cliente.
Stavo facendo passare l’ora che mancava al treno che mi avrebbe riportato a casa, leggendo un libro, quando il ragazzo entrò. Disse qualcosa sottovoce alla padrona che da dietro al banco gli rispose infastidita, facendo segno di andarsene.
Il ragazzo, invece, venne verso di me e si sedette al mio tavolo.
Siccome c’erano altri 39 tavoli liberi lo guardai con aria interrogativa.
Lui mi guardò con aria che voleva essere inquisitoria. Probabilmente doveva decidere se fidarsi o meno.
Credo che si sarebbe fidato anche se avessi avuto addosso una divisa da carabiniere, con in testa il cappello con la fiamma: in mezzo ai muscoli della faccia, flaccidi e senza tono, i suoi occhi erano disperati, troppo disperati.
Tirò giù la lampo e da dentro il bomber estrasse un enorme pezzo di formaggio. Era una piramide di parmigiano reggiano accuratamente incellofanata, con ancora l’etichetta del codice a barre su cui si potevano leggere prezzo peso e nome del supermercato.
– La vuoi comprare? – mi chiese.
– No, grazie. –
– Puoi darmi quello che vuoi. –
– No, grazie, non mi interessa. Oltretutto sto per prendere il treno. Cosa faccio, mi faccio 200 chilometri con mezzo chilo di formaggio in mano? –
– Puoi mangiartelo in viaggio – suggerì il ragazzo, scandalizzato dalla mia ottusità.
– Quella montagna di grana? Dopo il primo etto sarei già morto di sete. –
– Non è un problema! – esclamò lui, e gli occhi gli scintillarono un attimo per il colpo di fortuna che gli era capitato.
Infilò le mani nelle tasche del giubbotto, tirò fuori due lattine di Heineken, le appoggiò sul tavolo davanti a me e disse:
– Ho appena fregato anche queste. –

20 Commenti a Giuliano Giunchi. Un amico perduto…

  1. Ho conosciuto Giuliano alcuni anni fa, in quanto anch’io abito nel piccolo comune di Piovera.
    Era una persona veramente sopra le righe, con una cultura ed una mente veramente fuori dal comune.
    Ma la cosa stupenda era che queste Sue prerogative gli venivano riconosciute da persone dai più diversi livelli culturali.
    Sapeva mettere a suo agio chiunque parlasse con Lui, mettendolo al centro del discorso ed adattandosi alle diverse personalità e modi di ragionare, se non è una dimostrazione di viva e vera intelligenza questo…..
    Marcello lo ha conosciuto per mia intercessione, e di questo ne sono felice, il ricordo di Giuliano sopra riportato riassume in modo delicato e corretto la Sua figura.
    Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo potrà capirmi.
    Non voglio e non posso aggiungere altro………
    Buon viaggio Giuliano, forse ora potrai spaziare con ancora più libertà, lo auguro a Te ed a noi tutti.che potremo solo ricordarti.
    Marco.

  2. Ciao GiuGiu

    Così si firmava l’amico Giuliano. L’ironia graffiante, pungente. I giochi di parole che sono i sentieri sui quali cammina un creativo, erano le sue testimonianze. Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente Giuliano. Nonostante scrivessimo entrambe per città futura di Alessandria. E lui, ravennate trapiantato in Piemonte, non ha mai visto il Salento. Io, piemontese in giro per il Salento, mi guardavo attorno. Certo, lui si riprometteva di raggiungerci prima o dopo. Non c’è riuscito. Tutti quanti abbiamo perso un pezzo di noi. E il destino a volte è bizzarro. Mentre io guardavo con il naso per aria il campanile di Soleto, mentre mi inalberavo per i rifiuti lasciati ai bordi della Lecce Maglie, lui mi metteva in contatto con Marcello. Lui che sapeva solo dalle cartine geografiche dove si trovasse Nardò. E’ vero, a volte i destini si intrecciano senza toccarsi materialmente. E noi ci siamo incrociati tra le parole scritte. Ognuno sul suo computer, e forse, ah l’ego smisurato, proprio per farci leggere. Chissà. Certo è che quando la signora arriva con il suo sorriso triste, tutto diventa imponderabile e impalpabile. Sono sicuro che GiuGiu l’avrà accolta con un ironico anagramma, o con un cambio di consonante, o con una rima baciata, certamente con un gioco di parole: “Qui s’ignora chi tu sia. Signora. Per la morte non tremo, e poi sei solo alta un metro.” O forse sta ancora giocandoci a scacchi, lui, sornione, che aspetta l’errore di lei. Certo, se lui gioca con il bianco aprirà in E4, per poter vedere meglio tutta la scacchiera. Perchè chi sa usare la parola come lui sapeva, non è persona che resta chiusa, ma ha gli occhi incollati sul mondo.

    Quelli che seguono sono alcune perle di Giuliano per città futura.

    Cambio di consonante
    Profonda delusione del ministro Brunetta, ieri, all’inaugurazione della mostra di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze. Era convinto che la tela di Raffaello appena restaurata fosse “La Madonna del cartellino”.

    Facce abbronzate e facce di bronzo
    IL BEL VISINO SCURO, anagrammato,
    dà il nome ed il cognome
    di un leader screanzato.

    PER SOMMI CAPI: LA RISPOSTA
    di giugiu
    Tutte le parole sono metanagrammi, cioè anagrammi con cambiamento di una lettera, dei cognomi di uomini poilitici e precisamente, nell’ordine:
    Di Pietro, Bossi, Casini, Fini, Veltroni;
    Gasparri, Berlusconi, Rutelli.
    Naturalmente dato lo status di capipartito dei primi 5, la parola che completa la sequenza è bruscolino.
    NEOLOGISMO
    di giugiu
    Primatizzazione, s.f. * Trasferimento dell’attività legislativa da un organismo pubblico (il Parlamento) al Primate (della Chiesa di Arcore).
    L’adrone ladrone
    Durante la prova di avviamento dell’LHC di Ginevra è stata generata una particella, mai rilevata prima, che ha risucchiato enormi quantità di denaro da tutti i mercati del mondo.
    I fisici hanno battezzato l’inatteso fenomeno Big Bank.

  3. Ho avuto modo di percepire la straordinaria intelligenza, grazia e finezza di Giuliano Giunchi solo attraverso i suoi scritti, di cui con piacere ho letto sopra un estratto. Mi era bastato per poterlo mettere in quell’angolino gioioso della mia anima in cui ci sono tutte le persone che vorrei tanto incontrare, ma mi basta anche sapere che esistono, già il mondo mi sembra migliore.
    Ora, lui su questo mondo non cammina più, ma con ogni evidenza vola alto, guardando giù con il suo sorriso che purtroppo non ho mai potuto vedere, ma mi piace immaginare leggero, amabilmente ironico, benevolente.
    Dal mio stato di pesantezza corporea, gli mando un saluto rispettoso e grato, a lui che ebbe la bontà di elogiare quel mio scritto che definì “warburghiano”, cogliendo in pieno, così, senza conoscermi, il senso e l’ispirazione che avevo messo in quel breve lavoro.
    Arrivederci, Giuliano. Grazie.

  4. Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente Giuliano, ma da quanto ho potuto desumere dai suoi scritti si trattava di persona creativa, dalle risorse intellettuali superiori.
    Che dire? Il nascere e il morire fa parte del gioco dell’esistenza umana, riguarda tutti gli uomini, me compreso. Da credente però – pur nella consapevolezza di un dolore che una tale perdita coinvolge non solo i suoi cari, ma anche tutti gli amici e il mondo della cultura – io lo saluto con un sorriso di complicità: ciao Giuliano, arrivederci… e sarà – per me, – una gioia il conoscerci! (Nino)

  5. Per me è stato come per Valentina, è bastato poco, qualche scritto, qualche battuta scambiata sul forum per intendere la ricchezza umana di Giuliano…è bastato solo questo a farmelo semplicemente adorare. Sarà morto ma io continuerò ad attendere sempre il suo prossimo pezzo, come si fa tra amici che amano scrivere, leggersi, e che attraverso quelle parole che si regalano si legano, si conoscono.
    Ciao Giuliano, ci si vede, da qualche parte!

    • Non ho conosciuto Giuliano se non nei suoi scritti, forum compreso…e ho provato lo stesso un tuffo al cuore leggendo questa notizia…mi dispiace tanto, sono andata a rileggere qualcosa di lui, come cercando di ritrovare il filo di qualcosa, pensando che non è finita…alcune sue parole mi han fatto venire i brividi rileggendole ora, cos… Mostra tuttoì, in questo contesto.
      Grazie Marcello. Avrò una persona in più a cui pensare ora dentro di me…immaginando un volto che non ho mai visto…Ciao Giuliano ti abbraccio da qui…

      Simonetta

  6. Giuliano Giunchi
    “finale di partita”

    “Scacco al re”
    Nella scachiera della vita lo scacco al re è avvenuto venerdì 12 marzo
    2010.
    Il re dagli occhi di cielo ci ha lasciato,ora riposa libero tra le mille frasi
    dei tanti libri letti.
    La comunità di Piovera(AL) lo ricorda con affetto,tra loro in particolare:
    NIK
    MARIANA
    MARTINA
    DANIELA

  7. Giuliano Giunchi “Finale di partita”

    “Scacco al re”

    Nella scacchiera della vita lo scacco al re è avvenuto venerdì 12 marzo 2010.
    Il re dagli occhi di cielo ci ha lasciato,ora riposa libero tra le mille frasi dei
    tanti libri letti.
    La comunità di Piovera(AL)lo ricorda con affetto.
    Tra loro in particolare:
    NIK
    MARIANA
    MARTINA
    DANIELA

  8. Non conoscevo Giuliano ma da quanto leggo mi rendo conto che ho perso l’occasione di condividere con Lui il senso della Cultura.
    Che riposi in pace!
    Lucia.

  9. …e nei giorni che verranno
    al tuo caro nipotino
    io raccontero’ di te
    del mio nonno col codino…
    Resterai indelebile nei nostri cuori
    Marzia

    • ci mancherà il suo senno e le trovate
      la forza delle idee mai urlate
      ci mancherà nei viaggi e nei pensieri
      nei moti di rivolta libertari
      giuliano occhi di cielo ci tocca andare avanti
      per te alzo il bicchiere lo faccio insieme a tanti
      permetti che una lacrima io versi a capo chino
      la vita è stata bella e ti sento qui vicino.

      marziano.

  10. se mai ci fosse un posto dove andare,forse saprei dove ti sei cacciato tra le parole di un libro non finito mentre entri in un bar diciamo………tra le nuvole. ti siedi al banco col bicchiere in mano, e il tuo sorriso in una nuvola di fumo ciao giuliano

  11. ciao giuliano nella tua breve vita, mi hai insegnato cose importanti lasciandomi ricordi indelebili. non dimentico il mio compagno di scopa,il rito del nostro aperitivo ed infine la sigarettina. ricordo quando mi raccontavi della tua vita e delle tue avventure ed io rimanevo affascinata ad ascoltarti. ancora una volta mi hai stupita per la forza nel contrastare la sorte e non escludo qualche tua strategia matematicamente studiata per andare avanti. sei stato e sarai sempre un uomo meraviglioso. mi mancherai ciao lory

  12. Ciao Giuliano, ti vorrei ricordare con poche e semplici parole quelle di una poesia :

    “qualche volta un’erba curiosa
    per me sconosciuta aveva bisogno
    di un nome dai libri

    qualche volta è una lettera
    tra i mirtilli raccolti sulla spiaggia

    qualche volta una perla lucente
    come una rugiada di prato

    io amante della natura, amato
    per il mio amore conversavo
    da lontano coi grandi che la
    conoscevano meglio di me

    copritemi con conchiglie del fiume
    io vissi ammirando, adorando la terra e il cielo

    e continuo l’eterno cammino della vita immortale”

    william jones – da Antologia di Spon River

    Vorrei che queste parole ti accompagnassero nel tuo viaggio pieno di libri e concetti senza fine.

    Non dimenticherò mai il tuo sorriso . Una parola gentile e un pensiero per la vita da vivere in pieno era la tua filosofia.

    Cia Giuliano, un abbraccio sincero, Antonella

  13. E pensare che prima di diventare un mio parente sei stato mio amico.
    Ecco del mio amico voglio dire che tutto quello che eri, tutto quello che
    sei stato , non sia andato perduto.
    Ti ricordo e ti ricorderò sempre con tanto affetto, le tue bevute e le tue fumate in mia compagnia e con l’amicizia di tutti noi ha reso le nostre domeniche ricche di cultura, armonia e tanta semplicità.
    Un caro saluto , a presto
    Giovanni

  14. Caro Giuliano,
    ti ho vissuto per lo più nella mia infanzia e sono tanti i ricordi delle domeniche felici passate insieme in famiglia.
    Ti guardavo sempre con occhi di bambina incuriosita perchè erano tante le curiosità che ci raccontavi, le cose che ci insegnavi … lo zio saggio !
    Mi ritorna in mente una bella vacanza al mare, tu e la zia mi avevate portato con voi.
    Sono stata fortunata ad averti incontrato dopo tanto tempo un’ultima volta ancora.
    Lasci purtroppo un gran vuoto nelle persone che ti amano.
    Arrivederci Giuliano
    Un Forte abbraccio
    Eleonora

  15. Caro papa’, come mi manchi…. Gli scambi delle nostre email…. Le partite a scala 40, le barzellette, le curiosita’ storiche, i quiz e i rompi capo… Quante cose sapevi. Mi ricordero’ sempre quando, anni e anni fa eri venuto a Londra e andammo insieme alla Tate. Fu un’ esperienza indimenticabile, in quanto hai saputo spiegarmi il significato di ogni quadro, in modo semplice e divertente.
    Papy, te ne sei andato troppo presto, ma resterai per sempre nel mio cuore, ti voglio tanto bene.
    Rita

  16. Cambio di consonante
    di giugiu

    Per tutelare i propri interessi Berlusconi ha dato un mandato fiduciario alla propria divorzista Ippolita Ghedini, sorella del più noto Niccolò che lo difende in sede penale.
    Come ha osservato Massimo Gramellini, su La Stampa, quest’uomo è così lungimirante che si è allevato un Ghedini per ogni tipo di rogna.
    Riconosciamogli almeno di essere un PRESIDENTE PREVIDENTE.

    Cambio di consonante
    di giugiu

    Profonda delusione del ministro Brunetta, ieri, all’inaugurazione della mostra di Palazzo Medici Riccardi, a Firenze.
    Era convinto che la tela di Raffaello appena restaurata fosse “La Madonna del cartellino”.

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