Araldica civile e religiosa a Nardò

Marcello Gaballo
Araldica civile e religiosa a Nardò
Nardò 1996 – pp. 133, con illustrazioni b-n nel testo
s.i.p.


Le copertine rigide di questo lavoro, edito fuori commercio in 500 copie numerate, riportano le uniche illustrazioni a colori di esso, riproducenti parti del pavimento in maiolica del tempietto della villa comunale della città salentina, già appartenuta alla famiglia Personé. Ma questa constatazione non intende affatto sminuire il contenuto iconografico del volume il quale, viceversa, ne costituisce uno dei punti di forza, dal momento che per ciascuno dei 108 titolari di stemma qui elencati (equamente suddivisi in 54 civili e altrettanti religiosi) si dà almeno un’immagine dello stemma.

Non solo. Tali immagini, desunte da fonti differenti (disegni, stampe, sculture, mosaici, ecc.), costituiscono anche una galleria di arte applicata neritina che, benché limitata a quella cenerentola delle scienze storiche che è l’araldica, rimane una rassegna documentale utile per molti differenti generi di studio. E poco importa che a volte le due tipologie di titolari vengano mischiate, come accade ad esempio alle pp. 48 e 49 dove a fronte di due famiglie civili (Della Porta e Della Ratta) si mostrano due stemmi religiosi (entrambi dotati di mitra vescovile). Le immagini spaziano dalle fotografie, ai disegni contemporanei al tratto, alle fonti a stampa d’epoca: di queste ultime, il lettore medio avrebbe probabilmente gradito anche l’indicazione della fonte (lo stemma dell’attuale Provincia di Lecce, a p. 81, è per esempio tratto dal Mazzella).
Ad ogni buon conto, lo stesso lettore medio troverà assolutamente utili le 33 pagine iniziali del testo, dedicate ad un’essenziale ma completa Introduzione all’araldica nella quale, dopo brevi cenni storici, l’autore lo porta ad afferrare i concetti basilari della nostra scienza e la relativa terminologia, per concludere con un accenno al modo di blasonare gli stemmi ed una non elementare rassegna di ornamenti esterni dello scudo (in particolare elmi, corone e copricapo ecclesiastici). Uniche minime pecche: l’occasionale utilizzo di termini desueti (spaccato, anziché troncato) e di immagini non calzanti con il termine cui si abbinano (per il palato e il bandato), peraltro compensate dall’alternanza fra testo didattico ed immagini di stemmi prese in giro per la città. Degno di nota, poi, è il fatto che a fronte di ogni termine si indica anche il nome di chi (nel testo vero e proprio) ha uno stemma dotato di quella figura.
Un’attenzione documentale, quest’ultima, che si ritrova (e ampliata) nelle schede relative ai 108 titolari dove, con abbondanza di particolari, l’autore indica in quali punti della città di Nardò è possibile rinvenire lo stemma in questione; e talvolta la sua attenzione si spinge ben oltre i natii confini, come a p. 62 in cui (parlando dei Manieri) giunge fin nell’altra culla della famiglia in provincia de L’Aquila. Nella stessa pagina annotiamo che, alla descrizione blasonica dello stemma, viene affiancata anche quella della livrea (cioè dei colori in cui l’etichetta prescriveva di realizzare gli abiti e le divise della servitù): un’accuratezza di sapore sette-ottocentesco, dalla quale però la completezza della moderna metodologia scientifica non può né deve prescindere.
Il libro è chiuso da un’appendice contenente le foto di 15 stemmi rimasti anonimi, tre pagine di glossario dei principali termini araldici, e due di bibliografia.

(Maurizio Carlo Alberto Gorra)

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Gaballo, Marcello, Araldica Civile e Religiosa a Nardò, Nardò Nostra, 1996, pp. 134, numerose fotografie ed illustrazioni.

L’autore presenta per la prima volta in maniera organica gli stemmi e le insegne presenti nella città di Nardò così come si vedono in chiese, monasteri, palazzi ed abitazioni civili, come esempio di testimonianza delle vicende civili e religiose della città nel corso dei secoli.
Nell’interessante pubblicazione traspare chiaramente la passione per l’araldica dell’autore che traccia varie chiavi di lettura e raffronta collegamenti con i vari campi della scienza e dell’arte; egli scrive: “il rinvenimento di un qualsiasi stemma si é rivelato ed è di notevole importanza, dato che la sua conoscenza é 1′ unico mezzo a nostra disposizione per collocare gli oggetti nel tempo, per ritrovarne il committente o i proprietari successivi, per ricostruire la storia e le vicissitudini. Nel caso di un oggetto o di un monumento ornato da più stemmi appartenenti a personaggi diversi, é possibile raggiungere una datazione estremamente precisa, mediante la comparazione delle date di nascita, di matrimonio, di inizio del regno e di decesso dei personaggi in causa”.
Il Libro inizia con una interessante, chiara ed essenziale introduzione all’araldica [cenni storici, cosa sono le armi e gli scudi, come è fatto uno stemma, gli smalti, le divisioni dello scudo (le partizioni, le pezze onorevoli), come si descrive uno stemma (la blasonatura), le armi composte, gli elmi, le corone, i copricapi ecclesiastici].
Segue la parte I – araldica civile dove sono elencati gli stemmi (sia in fotografia che in disegno con relativa descrizione araldica) delle seguenti famiglie: Acquaviva, Aprile, Arachi, Biscozzi, Bonvino, Caputi, Carignani – Carignano, Chiodo, Colucci, Costa, De Castelli – De Castello, Dell’Abate, Dell’Antoglietta – De Nantolio, Della Porta, Della Ratta, De Ruggeri – De Rogerio, Delli Falconi, De Michele, De Michele, De Noha, De Nuccio, De Pandi, De Pantaleonibus, De Raho, De Vito, Fumarola, Giovinazzi, Giannelli, Giulio, Gaetani, Granafei, Longo, Manieri, Manieri Elia, Maremonti, Margherito, Massa, Megha, Montefuscoli, Moresco, Nociglia, Pagano, Personé, Pignatelli, Sambiasi, Sangiovanni, Sanseverino, Securo – Sombrino, Tafuri, Tisi, Venturi, Vernaleone, Vetrano, Zuccaro; concludono il capitolo lo stemma della Provincia di Lecce (rilevato da una antica stampa) e lo stemma della città di Nardò (ricavato da monumenti).
La parte II – araldica religiosa presenta un utilissimo e prezioso studio dell’ araldica episcopale dalle origini ai nostri giorni con brevi cenni biografici sui 44 vescovi e la relativa descrizione araldica dei loro stemmi (tra i quali compare quello di papa Alessandro VII che fu il XIX vescovo di Nardò); seguono gli stemmi di tre papi: Leone XIII (dipinto sul lato sinistro del coro in Cattedrale), Giovanni Paolo II e Benedetto XIII (scolpito sul prospetto della Cattedrale); e quelli relativi all’araldica monastica (Agostiniani Scalzi, Carmelitane Scalze, Carmelitani Calzati, Domenicani, Ordine Francescano, Minimi Riformati di S. Francesco da Paola; concludono infine il capitolo gli stemmi della Confraternita di S. Giovanni Battista e della Confraternita di S. Giuseppe Patriarca. Completano l’opera una appendice dove si presentano 15 stemmi da identificare, un Glossario dei termini araldici e la Bibliografia.
Sebbene l’autore giudichi il suo operato con una certa modestia (“al di là di qualsiasi pretesa di completezza, il sintetico lavoro che presento vuole essere innanzitutto una semplice opera di divulgazione, forse di diletto, frutto di uno studio appassionato e paziente, che non poteva prescindere dalla consultazione di numerosissimi testi che trattano dell’argomento, attingendo spesso agli ottimi e benemeriti studiosi che si sono occupati e si occupano di araldica e di storia patria”); dobbiamo sottolineare che l’opera costituisce un completo ed appassionato excursus sull’araldica di Nardò, sino ad oggi sconosciuta, che si può inserire degnamente fra similari studi già realizzati in tante città europee che ormai da decenni hanno saputo valorizzare e divulgare la loro araldica, attirando turisti e favorendo gli studi sulle storie locali, con l’indiscusso risultato di stimolare la ricerca scientifica e favorire lo scambio fra i cultori delle scienze documentarie della storia.
Restiamo con interesse in attesa della prossima fatica annunciata dell’autore: “Nardò Nobilissima, famiglie nobili e vicende neritine”.

(mlp, pubblicata sulla Rivista dello IAGI Nobiltà)

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